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Atletica: “Male ma non chiedeteci la luna”

L’Italia dell’atletica comincia a riflettere, ma non vuole parlare di fallimento. Il verdetto di Berlino e’ chiaro: peggio di cosi’ non si puo’ fare perche’ mai era stata raggiunta (per modo di dire) quota zero nel medagliere. Pero’ ci sono tanti fattori di cui tener conto, “e poi nella situazione del nostro paese non possiamo aspettarci la Luna”.

L’Italia dell’atletica comincia a riflettere, ma non vuole parlare di fallimento. Il verdetto di Berlino e’ chiaro: peggio di cosi’ non si puo’ fare perche’ mai era stata raggiunta (per modo di dire) quota zero nel medagliere. Pero’ ci sono tanti fattori di cui tener conto, “e poi nella situazione del nostro paese non possiamo aspettarci la Luna”.

Il riferimento e’ ai problemi economici generali, e quindi anche della scuola, dove “il nostro sport non esiste”. E poi si tratta anche di un problema generazionale: gli adolescenti di oggi hanno troppe distrazioni e cose a cui pensare, e poca cultura del sacrificio, proprio cio’ che invece e’ necessario per dedicarsi all’atletica. In queste condizioni, forse, per questa disciplina ed i suoi azzurri ci vorrebbe una benedizione di Don Mario Lusek, il cappellano della squadra italiana alle Olimpiadi di Pechino, presente anche in Germania per dare una mano dal punto di vista spirituale alla truppa targata Fidal. Ma, secondo Arese, piu’ che aiuti dall’Alto serve “una bella e profonda riflessione, per capire bene che strada dobbiamo percorrere per migliorare. Intanto il Consiglio mi seguira’ su decisioni che vanno prese in fretta”. A complicare le cose per gli azzurri si e’ messo anche il paragone con il nuoto, sport che in Italia registra buoni risultati e consensi d’opinione, anche se poi, andando a stringere, sono state solo due atlete, Filippi e Pellegrini, a conquistare le medaglie azzurre del nuoto in piscina di Roma 2009. Di sicuro molti genitori, anche a fronte di una spesa maggiore, preferiscono portare i loro figli in piscina, perche’ serve, fa bene alla salute e va piu’ di moda rispetto all’atletica. Quindi manca materiale umano e talento per pista e campo, e in queste condizioni diventa difficile fare bene. Ma il presidente della Fidal non cerca giustificazioni. “E’ inutile nasconderlo – dice Arese – ci aspettavamo qualche medaglia, quindi non siamo andati bene, anche se l’atletica e’ una disciplina davvero universale, dove atleti di tutti e cinque i continenti possono andare sul podio. Ma capisco benissimo che, se ora ci sono certe critiche, noi le dobbiamo accettare”. “Preferisco fare come la Nuova Zelanda – continua il massimo dirigente dell’atletica italiana -, che qui ci sta 11 posizioni indietro nel tabellone dei risultati complessivi (dal primo all’ottavo posto di ogni gara, ndr) ma ha vinto un oro, che il contrario: e’ la medaglia che ti da’ visibilita”’. “Avevamo fiducia nella 50 km di marcia, con Schwazer- spiega – e speravamo anche in altre due podi, invece sono arrivati due quarti posti con Rubino e la Di Martino, che continua a fare miracoli. Alcuni atleti su cui puntavamo hanno ottenuto un risultato al di sotto delle attese, pero’ malgrado questo sono arrivati otto finalisti, il doppio di Pechino ed uno in piu’ dei Mondiali di Osaka 2007”. “E poi per colpa degli infortuni – conclude il discorso – abbiamo dovuto rinunciare ad alcuni atleti di punta, tra cui Howe e Licciardello. Ma ora dobbiamo lavorare al meglio con quello che abbiamo per gli Europei di Barcellona 2010, una manifestazione piu’ alla nostra portata”. Gia’ Howe: davvero il saltatore in lungo reatino tornera’ il campione che era, e un uomo da medaglie? “E’ inutile girare attorno a questo discorso – e’ la considerazione di Arese -: sono due anni che, in pratica, Howe non fa atletica. Ora dovrebbe operarsi e siamo al punto che bisogna fare chiarezza: noi lo aiuteremo, ma lui deve dirci sinceramente da chi vuole essere allenato, e io penso che certe direttive dobbiamo dargliele noi”. Tradotto in pratica vuol dire: “O accetta le nostre direttive tecniche (quindi non si fa piu’ guidare dalla madre Renee Felton, ndr), oppure ognuno va per la sua strada”. Come dire che per l’atletica italiana i problemi non sono certi finiti a Berlino.

 

Anna Elisa Andreani

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