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Grinta e cuore non sono bastati agli azzurri contro il “bolide” di Antonio Conte

Ancora tanti i limiti dell’undici di Rino Gattuso, emersi ancor di più al San Paolo contro la capolista.

Il Napoli in casa non sa più vincere, c’è da chiedersi perché, c’è da capire fino a quando sarà utile il braccio duro della società verso il tifo organizzato (semmai sia mai stato propedeutico all’ambiente tutto).

Una squadra viva, che subisce il contropiede firmato Romelu Lukaku in maniera troppo passiva. Sembra quasi una maledizione.

Tutti gli sforzi vengono resi vani. E allora l’Inter ne approfitta sfruttando un errore individuale di Alex Meret. 2-0. Ancora Lukaku.

Risponde al centravanti belga un sempre vivo Arek Milik su assist di Callejon sul filo del fuorigioco.

Nella ripresa la partita è aperta, i partenopei sembrano crederci senza però essere cinici davanti allo specchio. Ed ecco il classico fulmine a ciel sereno (o quasi). Lautaro Martinez insacca in seguito all’ennesimo errore individuale stavolta di Kostas Manolas. Napoli sotto di due reti a mezz’ora dalla fine. Colpo basso fatale per una squadra in via di guarigione che fatica ancora per tutti i 90′.

Non ci sarebbe altro da aggiungere se non una traversa su punizione del capitano Lorenzo Insigne, bersagliato dalla stampa ma pur sempre uno dei pochi a metterci grinta e cuore nonostante i limiti fisici e psicologici, figli di una crisi collettiva.

Ancora una volta una squadra senza i propri tifosi, fa male alla gente del posto, fa male agli amanti del calcio popolare.

Nell’attesa di un’apertura da parte della SSC Napoli nei confronti del tifo organizzato che è in permanente protesta contro alcuni punti del regolamento d’uso che andrebbero ad impedire la libera espressione del tifo all’interno dell’impianto (cfr: “Liberi di Tifare”, all’interno di Matt Report).

Sabato alle 18 c’è ancora un big match, alla corte di Inzaghi e dei suoi 11 untouchables.

Se non si vuole definitivamente compromettere la stagione, non si può più sbagliare.

Appuntamento allo stadio Olimpico di Roma, nella speranza che prima o poi arrivi in quel di Castel Volturno il fantomatico regista puro o meno che si voglia.

In questo momento manca come l’aria.

Matteo Giacca

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