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Divagazioni calcistiche di una vecchia schiappa

Il calcio, si sa, è lo sport più amato e seguito nel nostro Paese. Il 99% delle persone che guardano le partite sono tifosi e per loro non esiste alcun problema: provano godimento indipendentemente dalla qualità del gioco. Il rito della partita viene consumato con profonda partecipazione emotiva, seguito dalle lunghe elucubrazioni critiche, positive o negative, sulle scelte degli allenatori o sulla forma di determinati giocatori, magari sviscerati nei tanti programmi televisivi e radiofonici nei quali la materia viene scandagliata con attenzione certosina e strumenti tecnologici che non hanno nulla da invidiare a quelli utilizzati dalla NASA per preparare i viaggi spaziali.

I problemi, invece, riguardano il restante 1%, che se ne frega di chi vinca o perda e vorrebbe solo godersi una bella partita, con tanti gol e bel gioco. Cosa che diventa sempre più difficile perché il calcio moderno tende soprattutto a impedire il gioco altrui e non a vincere giocando meglio. Questa propensione, purtroppo, va a discapito della “bellezza” e determina una fastidiosa frammentazione, che non riguarda il tifoso, però, pensando egli solo al risultato.

Altro elemento negativo è costituito dalle sistematiche proteste per le decisioni dell’arbitro, anche quando assegna una rimessa laterale. Giocatori che sgambettano platealmente un avversario, lo trattengono per la maglia, gli tirano una gomitata che farà la gioia del dentista, al fischio dell’arbitro allargano le braccia con espressione sorpresa e negano l’evidenza, magari accusando l’altro: “Non sono io che gli ho messo lo sgambetto, è stata la sua gamba che mi è capitata tra i piedi. E pazienza se gliel’ho spezzata”.

Parimenti insopportabili, poi, gli urli degli allenatori, che stanno in piedi quasi sulla linea di gioco, con ghigno feroce, agitandosi per novanta minuti, anche se stanno vincendo cinque a zero! (Ogni riferimento a Conte e Allegri è puramente … voluto). Una volta gli allenatori restavano seduti sulla panchina, silenziosi, intervenendo sporadicamente solo per impartire qualche disposizione tattica; oggi vorrebbero suggerire dove indirizzare la palla a ogni tocco e questo sa tanto di psicopatologia.

Anche sul fronte del gioco, poi, non mancano scenette che suscitano sincero disgusto. Possibile che dei professionisti non si rendano conto di cose che ai miei tempi si apprendevano dai docenti di educazione fisica durante le partitelle tra studenti? Quei tiri di collo piede a poca distanza dalla porta, inevitabilmente destinati a raggiungere le stelle perché la parabola si perfeziona solo dopo molti metri, fanno venire i crampi allo stomaco!

Lo stesso dicasi per i calci di rigore! Come si fa a sbagliare un calcio di rigore? Se vi è una cosa “impossibile” è proprio sbagliare un calcio di rigore! Quando andavo a scuola gli studenti che si dilettavano col pallone si dividevano tra i bravissimi, i bravi, i mediocri e gli scarsi. Chi scrive apparteneva alla categoria degli scarsi: poca visione di gioco, palleggio inconsistente, scarsa velocità e tante altre deficienze qui omesse per amor di sintesi. Nondimeno, quando mi veniva concesso di tirare un calcio di rigore, non lo sbagliavo mai. Mira precisa all’angolo destro e saetta di punta con pallone colpito al centro.

Il portiere non aveva bisogno di intuire il tiro; sapeva benissimo che avrei tirato proprio lì, ma non poteva fare nulla per una semplice legge fisica: il tempo impiegato dal pallone per percorrere undici metri è sempre inferiore a quello necessario al portiere per raggiungere il palo della porta, a 3 metri e 66 centimetri dal punto di partenza. Ovviamente ciò solo nel caso di un preciso e potente tiro. Ogni altra opzione, infatti, serve solo a favorire l’intervento del portiere e magari a fargli parare il rigore.

Pur sapendo che quanto mi accingo a scrivere serve solo come puro divetissement giornalistico, pertanto, indico alcune soluzioni per rendere il gioco del calcio veramente gradevole.

Le due linee laterali.

Una delle principali cause di interruzione del gioco scaturisce dal massiccio  utilizzo delle fasce laterali, sommato alla necessità di contrastare in ogni caso l’avversario, con ogni mezzo. Ne consegue un alto numero di rimesse dalla linea laterale. Si potrebbe ovviare collocando sulle due linee un cordolo di gomma alto una quindicina di centimetri, duro abbastanza da consentire al pallone di rimbalzarvi nella stragrande maggioranza dei casi, ma non tanto da rappresentare un pericolo per i giocatori che dovessero cadervi sopra. La sensibile riduzione delle rimesse laterali renderebbe le azioni più lunghe a tutto vantaggio del bel gioco e magari consentirebbe anche di aumentare il numero dei gol.

Falli.

Il sistematico ricorso al fallo di ostruzione, al gioco cattivo, a trattenere per la maglia l’attaccante lanciato verso la porta, costituisce un sicuro elemento di disturbo, a prescindere dalla pericolosità di alcuni interventi che, purtroppo, determinano gravi infortuni.

Questa propensione andrebbe stroncata drasticamente innanzitutto con una maggiore severità di giudizio da parte degli arbitri e di sicuro lo sarebbe con questo semplice provvedimento: ogni quattro falli commessi, indipendentemente dalla loro natura, la quarta punizione concessa agli avversari si trasformi in un calcio di rigore.

Con questa bella minaccia si avrebbe una  riduzione dei falli e anche gli infortuni calerebbero sensibilmente, la qual cosa non è di poco conto.

Sostituzioni

Andrebbero rimodulate in modo da non risultare fastidiose. Far entrare dei giocatori a due minuti dalla fine della partita è un vero abominio, che diventa attentato al sistema nervoso quando ad agire siano entrambe le squadre, con tre o quattro interruzioni di gioco nel giro di pochi minuti.

Si consenta di sostituire anche otto, nove o addirittura dieci giocatori, in modo da garantire un efficace turn-over, considerato sia il grande numero di partite da disputare per i tanti tornei, alcuni dei quali inutili, sia  l’assurdo regolamento di una “Serie A” con venti squadre anziché  sedici, come un tempo, rispettando però le seguenti limitazioni: non più di due interruzioni durante le fasi di gioco per sostituire uno o più giocatori; divieto di effettuare sostituzioni negli ultimi dieci minuti; sostituzione sempre possibile in caso di infortunio grave.

In pratica sarebbe possibile sfruttare l’intervallo per effettuare tutte le sostituzioni ritenute opportune, in modo da non avere più di quattro interruzioni (due per squadra)  durante le fasi di gioco, eccezion fatta in caso di infortunio.      

Proteste.

Siano vietate in assoluto. Qualsiasi cosa accada e qualsiasi decisione assuma l’arbitro, nessuno deve fiatare, anche se si dovesse avere la certezza (che comunque è sempre una “presunzione”) di un errore. Quei capannelli, che mai determinano un cambio di decisione da parte dell’arbitro, sono solo fastidiosi e denotano un’assoluta mancanza di professionalità.  

Con tutti i collaboratori di cui dispone  per valutare ogni singola azione proprio non vi è bisogno delle “pressioni” dei giocatori. È vero che il motto o tempora o mores è sempre valido, nondimeno è lecito ricordare i campioni di una volta, che insieme con la bravura facevano emergere un esemplare stile comportamentale. In caso di protesta, quindi, scatti subito l’ammonizione. Passerà la voglia.

Fuori gioco

Bella regola, certo. Però vedere un gol annullato per fuori gioco nell’aerea piccola, magari per mezzo millimetro, fa venire il mal di pancia. Nell’area piccola niente fuori gioco.

Tutte le partite sarebbero bellissime, con queste regole. E quanti gol in più!

                                                                                     Lino Lavorgna

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