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La nuova avventura di Milutinovic: allenare l’Iraq

Stavolta il signor Bora sa gia’ che non potra’ partecipare ai Mondiali, ma l’idea di allenare l’Iraq era allettante, quindi da non rifiutare. E poi per Velibor Milutinovic c’è pur sempre una ‘Confederations Cup’ da disputare a giugno e che regala comunque stimoli interessanti. Hai visto mai che l’Iraq, grazie alle magie di ‘Bora’, non riesca a qualificarsi per le semifinali a danno della nazionale di casa o perfino della Spagna? Milutinovic è l’allenatore giramondo che, dall’Usa all’Iraq passando per la Cina e dopo aver cominciato in Messico, ha lasciato dietro di sè belle imprese ed altrettanti ricordi.

Stavolta il signor Bora sa gia’ che non potra’ partecipare ai Mondiali, ma l’idea di allenare l’Iraq era allettante, quindi da non rifiutare. E poi per Velibor Milutinovic c’è pur sempre una ‘Confederations Cup’ da disputare a giugno e che regala comunque stimoli interessanti. Hai visto mai che l’Iraq, grazie alle magie di ‘Bora’, non riesca a qualificarsi per le semifinali a danno della nazionale di casa o perfino della Spagna? Milutinovic è l’allenatore giramondo che, dall’Usa all’Iraq passando per la Cina e dopo aver cominciato in Messico, ha lasciato dietro di sè belle imprese ed altrettanti ricordi. è un cittadino del mondo, che lavora per passione (è sposato con una ricca ereditiera messicana e avrebbe potuto smettere di lavorare da tempo) ed altrettanta competenza. è l’unico tecnico ad aver guidato cinque nazionali diverse in altrettanti Mondiali: comincio’ nel 1986 guidando la selezione del suo paese adottivo, quel Messico mai arrivato cosi’ avanti, fino ai quarti di finale dove la Germania s’impose solo ai calci di rigore. L’impresa di far passare il primo turno alle sue squadre Milutinovic l’ha sempre replicata, escluso nel 2002 quando era alla guida di una Cina all’esordio iridato e troppo timorosa. Nel 1990 quando’ arrivo in Italia nel ritiro di Manziana, vicino Roma, comincio’ subito a dire che il suo Costa Rica, squadra di perfetti sconosciuti guidata da questo tecnico dal ciuffo ribelle e l’aria spregiudicata, avrebbe passato il turno e si attiro’ l’ilarita’ generale. In Italia Milutinovic c’era gia’ stato per qualche mese nel 1987, e dopo quell’infelice esperienza all’Udinese non veniva preso sul serio. Invece successe l’incredibile perchè i centro-americani eliminarono compagini ben piu’ qualificate come Scozia e Svezia. Quattro anni dopo l’Adidas, suo sponsor da sempre, lo indirizzo’ verso gli Usa, che cercavano un tecnico esperto per non far fare brutta figura alla nazionale di casa nella kermesse iridata. Chi meglio di ‘Bora’, quindi, per guidare Lalas e compagni, che infatti passarono il turno ripescati come la squadra miglior terza. Poi ci fu lo scontro con il Brasile e li’ Milutinovic dovette arrendersi alla vena di Bebeto che segno’ il gol che elimino’ gli americani e poi corse a fare il gesto della culla per suo figlio che stava per nascere, quel Mateus che ora è una delle stelle dell’Under 15 brasiliana. Milutinovic torno’ poi due anni in Messico, per poi tenersi libero nel 1998 in vista di una nuova possibile chiamata per il Mondiale. Arrivo’ puntuale dalla Nigeria, e lui ci ando’ entusiasta visto il materiale fisico e tecnico a disposizione fra le Super Aquile. Che pero’ è squadra condizionabile da mille fattori non solo esterni e fu quindi gia’ molto superare il primo turno, prima di arrendersi alla Danimarca. Bora riprese a girare prima ai New York Metrostars e poi al Mondiale con la Cina, fino a quel 2006 in cui la qualificazione alla Coppa Fifa l’ha fallita di poco perchè i ‘Reggaeboyz’ della Giamaica erano squadra troppo effervescente, perfino per quell’allenatore cosi’ estroso e ‘uomo di mondo’.

Gennaro Coppola

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