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Il Chelsea fa flop

Nel giorno del debutto (incolore) di Fernando Torres allo Stamford Bridge, per il Chelsea e’ l’addio ai sogni del titolo della Premier League: ora solo la Champions League puo’ salvare la stagione della squadra di Carlo Ancelotti. Ancora una sconfitta, la settima in 25 giornate, mantiene i Blues a -10 dalla capolista Manchester United quando mancano appena 13 partite alla conclusione. Nonostante le dichiarazioni d’orgoglio a fine gara, lo stesso Ancelotti sa che qualsiasi idea di rimonta, con tre squadre che lo precedono in classifica, e’ solo un’ipotesi, aritmetica quanto irrealizzabile. Perche’ la realta’ e’ ben piu’ cruda e brutale: neppure gli arrivi milionari di David Luiz e Torres potevano rilanciare la corsa in campionato, al di la’ della sconfitta di domenica contro il Liverpool: la striscia negativa di novembre e dicembre aveva gia’ compromesso la campagna domestica in maniera irreparabile. Il primo a saperlo e’ Ancelotti, e lo ha detto chiaramente a Roman Abramovich convincendolo lo scorso dicembre a mettere mano alla cassaforte dopo tre anni di austerity.

Nel giorno del debutto (incolore) di Fernando Torres allo Stamford Bridge, per il Chelsea e’ l’addio ai sogni del titolo della Premier League: ora solo la Champions League puo’ salvare la stagione della squadra di Carlo Ancelotti. Ancora una sconfitta, la settima in 25 giornate, mantiene i Blues a -10 dalla capolista Manchester United quando mancano appena 13 partite alla conclusione. Nonostante le dichiarazioni d’orgoglio a fine gara, lo stesso Ancelotti sa che qualsiasi idea di rimonta, con tre squadre che lo precedono in classifica, e’ solo un’ipotesi, aritmetica quanto irrealizzabile. Perche’ la realta’ e’ ben piu’ cruda e brutale: neppure gli arrivi milionari di David Luiz e Torres potevano rilanciare la corsa in campionato, al di la’ della sconfitta di domenica contro il Liverpool: la striscia negativa di novembre e dicembre aveva gia’ compromesso la campagna domestica in maniera irreparabile. Il primo a saperlo e’ Ancelotti, e lo ha detto chiaramente a Roman Abramovich convincendolo lo scorso dicembre a mettere mano alla cassaforte dopo tre anni di austerity. Perche’ l’obiettivo Champions League adesso appare come un imperativo categorico. Conquistare almeno il quarto posto in campionato ma soprattutto andare avanti il piu’ possibile in Europa: e’ questa la richiesta recapitata al tecnico italiano. La finale di Wembley e’ un appuntamento troppo suggestivo per non irretire il magnate russo. Negli ottavi il Chelsea e’ atteso dai danesi del Copenaghen. Una clamorosa eliminazione sancirebbe il divorzio – immediato o post-datato al termine della stagione – tra Ancelotti e il Chelsea. Per scongiurare brutte sorprese pero’ il tecnico italiano deve ridisegnare un nuovo Chelsea, cercando di far coesistere Torres, Didier Drogba e Nicolas Anelka. Un’intesa tutta da costruire alla luce dell’esordio del nuovo tridente. Contro la sua ex squadra Torres e’ stato sostituito dopo un’ora di gioco senza lasciare il segno. Anche se Ancelotti lo ha difeso. “Fernando ha giocato una discreta partita, bisogna dargli tempo per abituarsi al nuovo modulo – le parole del tecnico italiano -. Non e’ un problema farli giocare tutti e tre assieme, e faro’ il possibile perche’ cio’ accada”. A maggior ragione perche’ Torres potra’ giocare le gare di Champions e dalle parti di Stamford Bridge si spera che proprio nell’Europa che piu’ conta lo spagnolo riesca a fare quella differenza costata 58 milioni di euro. Se Ancelotti e’ alle prese con la ristrutturazione in corsa del Chelsea, Roberto Mancini rialza la testa. Trascinato dalla tripletta di Carlos Tevez, il City ha liquidato il West Brom consolidando il terzo posto. Una sconfitta, quella dei Baggies, costata l’esonero – inatteso e stonato – a Roberto Di Matteo. Fatale all’ex azzurro i soli quattro punti nelle ultime nove giornate. Un rallentamento che ha fatto dimenticare alla proprieta’ sia la promozione conquistata lo scorso anno che l’avvio spedito del West Brom in questa stagione. Di Matteo si e’ detto “sorpreso e amareggiato”, ricordando come la sua squadra non abbia mai occupato gli ultimi tre posti della classifica. Ma si sa, la logica come la riconoscenza, e’ merce rara nel mondo del calcio. Anche nella Premier League del marketing e merchandising.

Lucio Lucianelli

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