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Foschi: “Quando rubai Cavani al Real…”

Quando venne presentato nella sala conferenza dello stadio Barbera era poco piu’ che un ragazzino, con la faccia scavata e lo sguardo smarrito. Impressionato da tanto clamore, abbagliato dagli ossessivi flash dei fotografi, schiacciato da una grandissima responsabilita’: rimpiazzare Amauri, fermato da un infortunio al ginocchio un mese prima, a Siena. “Speriamo bene”, sussurro’, mentre il direttore sportivo Rino Foschi se lo coccolava come un trofeo appena conquistato.

Quando venne presentato nella sala conferenza dello stadio Barbera era poco piu’ che un ragazzino, con la faccia scavata e lo sguardo smarrito. Impressionato da tanto clamore, abbagliato dagli ossessivi flash dei fotografi, schiacciato da una grandissima responsabilita’: rimpiazzare Amauri, fermato da un infortunio al ginocchio un mese prima, a Siena. “Speriamo bene”, sussurro’, mentre il direttore sportivo Rino Foschi se lo coccolava come un trofeo appena conquistato.

Era il primo febbraio 2007 ed il giorno dopo sarebbe andato in scena il dramma della follia al Massimino, culminato con l’uccisione dell’ispettore capo della polizia di Stato, Filippo Raciti, durante Catania-Palermo. Per sottrarlo alla concorrenza, Cavani era stato ‘blindato’ da Rino Foschi in una suite del Gran Visconti Palace, l’albergo milanese del Palermo. “Non doveva parlare con nessuno, ne’ farsi vedere, temevo che qualcuno facesse il furbo – ricorda l’allora ds rosanero -. Seguivamo da tantissimo Edinson, io credevo ciecamente nelle sue qualita’, e’ talento purissimo del calcio sudamericano, che si era messo in mostra al Mondiale Under 20”. Foschi aveva messo il proprio collaboratore Beppe Corti (di lui i tifosi giallorossi ricordano una clamorosa autorete nell’anno dello scudetto dell’83, in un Roma-Genoa 2-0) sulle tracce di Cavani che, qualche tempo prima, aveva trascorso una settimana nella Ciudad deportiva al Paseo de la Castellana di Madrid, sotto lo sguardo di Baldini e Capello. “Su Cavani avevano messo gli occhi anche altri miei colleghi – ricorda Foschi – perche’ nel Mondiale Under 20 in Paraguay aveva segnato sette reti. Juventus, Milan e Fiorentina lo volevano, io parlai con il suo procuratore Triuzzi, una persona seria, un uomo di parola, e lo dirottammo verso Palermo per poco meno di 4 milioni di euro. Un affare”. Cavani non e’ l’unico ‘gioiello’ fatto arrivare a Palermo da Foschi. “Ieri sera – ammette l’attuale direttore sportivo del Padova – guardavo Napoli-Juventus e pensavo che Grosso, Toni, Amauri, Cavani, Del Neri, Pepe, sono passati tutti da Palermo anche grazie al mio lavoro. Cavani, quando ero gia’ andato via dalla Sicilia, un giorno mi chiamo’: ‘Direttore, mi vuole il West Ham United, ci vado?’, mi opposi. ‘Guarda che, se ci vai, commetti l’errore piu’ grosso della tua vita’, gli dissi. Pensavo che l’estate scorsa finisse comunque in una squadra inglese, invece e’ andato al Napoli”. Il motivo di tanta ‘fecondita’ realizzativa’ e’ presto spiegata. “Cavani e’ una prima punta – taglia corto Foschi -. Lui e’ un generoso e riesce a giocare anche da secondo attaccante, perche’ ripiega, si sacrifica, corre tanto, come faceva a Palermo. Discutevo spesso con Guidolin del suo impiego ed una volta mi fece arrabbiare, perche’ non lo convocava. Poi, arrivo’ il gol alla Fiorentina, con un tiro al volo dai 22 metri sotto l’incrocio, e le altre realizzazioni. Oggi, se tutti parlano di lui, non sono sorpreso. Quando vidi il dvd con le sue prodezze mi resi subito conto che ci trovavamo di fronte ad un giocatore di assoluto livello, ad un talento naturale. Al Palermo riuscivamo sempre ad anticipare i tempi, con i Barzagli, i Kjaer, i Cavani, i Pepe e potrei elencare tanti altri giocatori”.

Caterina Giorgio

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