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L’artrosi dell’anca: la parola all’esperto

NAPOLI – L’artrosi dell’anca è una patologia socialmente rilevante data la sua estrema diffusione, inoltre può essere fortemente invalidante in determinate forme. Proprio nell’intenzione di fare maggiore chiarezza su questa problematica, abbiamo interrogato sull’argomento il dott. Luciano Cremona, specialista in ortopedia e traumatologia ed in chirurgia della mano già dirigente medico presso la II divisione di ortopedia dell’ospedale Antonio Cardarelli di Napoli.

D: Nella sua lunga attività di ortopedico presso il reparto di ortopedia dell’ospedale Cardarelli ha visitato spesso pazienti affetti dall’artrosi dell’anca?

R: Certo, l’artrosi, anche detta coxartrosi, è un frequente motivo di consultazione medica presso gli ambulatori di ortopedia.

D: Può spiegarsi le cause di tale malattia?

R: Le cause possono essere molteplici. È quindi utile distinguere le varie forme esistenti. La presenza o meno di una causa determinante permette di classificare l’artrosi all’anca in due tipologie principali.

  • coxartrosi primaria:tipologia di artrosi che non ha una causa rilevabile, attribuita ad una predisposizione genetica. L’età’ gioca un ruolo fondamentale. Non a caso, questa forma si verifica generalmente dopo i 60 anni d’età;                                  
  • coxartrosi secondaria:in questo caso, l’artrosi dell’anca è dovuta ad altre patologie, traumi o disturbi. A differenza della forma primaria, nella coxartrosi secondaria, è possibile individuare una causa nota. Rappresenta la maggior parte dei casi di artrosi dell’anca e progredisce più rapidamente rispetto alla coxartrosi primaria. Quasi sempre questa forma di artrosi è dovuta a traumi che danneggiano irreversibilmente l’articolazione, come fratture, lussazioni o processi infiammatori. In altri casi, la coxartrosi  può essere la conseguenza di malformazioni congenite dell’articolazione stessa, presenti quindi fin dalla nascita.

D: Quali sono i fattori di rischio di tale malattia’?

R: Sono diversi i fattori che contribuiscono allo sviluppo della coxartrosi. I più rilevanti sono: l’età avanzata, pregressi traumi articolari all’anca, la sedentarietà, l’obesità o il sovrappeso, l’appartenenza al sesso femminile, il diabete e la presenza di specifiche forme di artrite, come l’artrite reumatoide o la gotta. Anche un difetto della struttura ossea può generare una alterazione della pressione che non viene più equamente distribuita sulla cartilagine, causando così l’artrosi precoce dell’anca. Per quanto riguarda le cause, che concorrono principalmente nella formazione della coxartrosi secondaria, le principali sono: esiti di fratture, necrosi della testa femorale, displasia dell’anca che è uno sviluppo anomalo dell’articolazione e porta gradualmente la testa del femore a dislocarsi dalla sua cavità, esiti della malattia di Perthes, una patologia degenerativa che interessa il femore, la malattia di Paget una patologia metabolica dell’osso che lo rimodella ad un ritmo accelerato ed innaturale. In rari casi, l’artrosi all’anca può derivare da disordini sistemici: assunzione protratta di corticosteroidi; malattie dismetaboliche.

D: Qual è l’età più a rischio per tale patologia?

R: I pazienti maggiormente colpiti dalla forma primaria di artrosi dell’anca sono quelli di sesso maschile che superano la sessantina d’anni. Se si considera invece la coxartrosi secondaria, che è quella più diffusa, l’età media di insorgenza si abbassa a 40-50 anni. Guardando la popolazione italiana, le donne sono più soggette a causa anche di una serie di patologie o fattori di rischio più frequenti nel sesso femminile.

D: Quali sono i sintomi che debbono allarmare?

R: Il dolore cronico e l’impossibilità di movimento dell’anca che causano una progressiva atrofia dei muscoli dell’intero arto inferiore. Questi sintomi debbono spingere il paziente a rivolgersi al proprio medico curante, il quale attiverà il percorso diagnostico clinico strumentale.

D: Quali sono le possibilità terapeutiche attualmente?

R: In base alla gravità della patologia si può iniziare da un trattamento medico e fisioterapico, o da un trattamento con iniezione di cellule staminali. Nei casi più gravi si ricorre all’artroprotesi d’anca cioè alla sostituzione dell’articolazione coxofemorale con una parte artificiale.

Giorgia Cremona

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