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Minori, Protocollo Napoli: nella CTU psicologi focus violenza domestica

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Napoli – “L’iniziativa definita ‘multidisciplinare’, pone al centro della discussione modalità di intervento che riguardano solo una particolare professione e chiama le altre professioni a discutere e sostenere l’approccio, ma a nostro avviso non è una buona idea coinvolgere soggetti terzi nell’elaborazione tecnica di linee guida che riguardano solo le professioni psicologiche, come Tribunali e l’Ordine degli avvocati”.

“L’autonomia tecnico-scientifica del CTU non tutela l’autonomia della professione psicologica, in quanto coinvolge soggetti terzi con diversa formazione e diversi mandati e interessi istituzionali, come gli Ordini degli avvocati, in quanto gli psicologi e tutti gli altri professionisti si trovano, per definizione, nel ruolo di superpartes e sono fedeli solo ai propri approcci tecnici e alle proprie metodologie, così come approvate dalla comunità scientifica di riferimento”.

È quanto emerge dalla decisione dell’Ordine provinciale degli Psicologi della Campania di istituire un tavolo tecnico che riunisca psicologi, avvocati, medici, Tribunali generali e Tribunali per i minorenni per elaborare linee guida e procedure operative per la tutela dei minori e degli adulti coinvolti in procedimenti giudiziari, come rivela il Protocollo di Napoli. Come hanno chiarito Caterina Arcidiacono, Antonella Bozzaotra, Gabriella Ferrari Bravo, Elvira Reale, Ester Ricciardelli, affrontare le particolarità del tema proposto e la correlazione tra tale tema e lo strumento è compito di ogni Ordine professionale.

“Un’altra ipotesi è quella di istituire un tavolo tecnico multiprofessionale finalizzato ad affrontare il tema individuato come ‘crisi della famiglia e della relazione genitori-figli’, con l’obiettivo di condividere linee guida generali sugli approcci ai temi comuni. In questo caso, temi come i conflitti tra genitori e figli e la violenza domestica, nonché la violenza assistita e rivittimizzata nei procedimenti civili e penali, dovrebbero essere inclusi nella definizione dei temi centrali per la discussione multidisciplinare”.

A questo proposito, “il Comitato tecnico scientifico del Centro Studi e Ricerche ‘Protocollo Napoli’ propose allora ai rappresentanti dei Tribunali ordinari, dei Tribunali per i minorenni e degli altri Operatori Istituzionali di creare un tavolo di confronto per condividere principi e regole comuni nell’ambito del contrasto alla violenza maschile contro le donne”. “Condividere principi e regole comuni per affrontare i percorsi sociali, psicologici e giudiziari che le donne vittime di violenza, spesso madri, intraprendono quando denunciano o si separano dagli uomini autori di violenza, in linea con la Convenzione di Istanbul e il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2021-23)”.

“Creare tavoli di confronto e di discussione che dovrebbe includere i principali protagonisti della lotta alla violenza domestica, tra cui il Centro per la prevenzione della violenza, l’Associazione scientifica per la prevenzione e il contrasto della diffusione della violenza contro le donne e i minori. Gli esperti nel campo della lotta alla violenza contro le donne sono quelli che possono intervenire efficacemente nelle Forze dell’ordine, nelle varie Istituzioni giudiziarie, nei servizi e nelle ordinanze, e la cui missione, convalidata a livello internazionale, è quella di formare, informare e sensibilizzare gli operatori nelle diverse situazioni”.

Il tavolo tecnico era finalizzato a “consentire la valutazione del conflitto e della discriminazione della violenza; valutare i comportamenti delle donne alla luce dei diritti delle vittime sanciti dalla Convenzione di Istanbul, che nascondono i costrutti non scientifici e la violenza contro le donne e i minori dalle sedute di consulenza (PAS, AP, criteri di visita come misura generalizzata di idoneità), valutando l’interesse del minore in termini di cura, sicurezza e tutela della salute, ascoltando la voce diretta del minore e rispettando i suoi desideri al centro di ogni attività, laddove non sia a rischio la vita, e laddove non siano presenti traumi specifici. L’eliminazione degli interventi coercitivi per i minori che sono precursori di traumi”.

Lucio Giacomardo

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