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Un viaggio nella storia della plastica

Nei seminterrati della Fondazione Plart

Non siamo nella Torre di Londra e non sono i gioielli della Corona quelli rappresentati nell’opera di Tony Cragg “Crown jewels”, dal titolo ironico e spiritoso, ma una “collezione” composta da soli rifiuti di plastica raccolti dallo scultore inglese nel 1981 sul litorale napoletano ed elevati ad arte, per nobilitare uno dei materiali considerati piú inquinanti. Ed anche per lanciare un messaggio ecologista. Ma non c’è solo Crown Jewels a meravigliare il visitatore del Plart, il museo della plastica e del design. Oltre alla realizzazione di Cragg sono in esposizione i prototipi Gufram, opere in schiuma poliuretanica che documentano l’incontro tra la pop art e il design. Quelli conservati qui sono i primi esemplari della produzione degli anni ’60, iniziata a Torino: riproducono un grande frammento di prato e hanno la funzionalitá di una poltrona. Appena dopo, spuntano dei curiosi attaccapanni colorati a forma di cactus, del 1961, antesignani di una fortunata commercializzazione in scala che continua ancora oggi. In quegli anni l’artista Piero Gilardi usava molto le schiume poliuretaniche, materiale d’avanguardia per quei tempi. Ci si imbatte poi in un grande nastro di corian, versatile materiale in resina acrilica e minerali naturali, sul quale è esposta in una vetrina una piccola parte della collezione di proprietà di Maria Pia Incutti, fondatrice del museo, composta da oltre 1800 pezzi. Ogni due anni i pezzi vengono completamente sostituiti da altri. Su questo “nastro degli amarcord” si possono ammirare i tanti oggetti di uso comune che raccontano la storia e le infinite applicazioni della plastica. Nell’ultima sala, dieci installazioni interattive con la storia della plastica, con un claim molto importante: da un mare di petrolio a un campo di girasoli. Le plastiche moderne, infatti, sono bioderivate. Chiude la collezione un grande capitello dorico fuori scala su cui ci si poteva (ora è in una teca) comodamente accomodare per un momento di relax, cullati dall’arte. Al Plart si svolgono anche corsi di design e non è raro incontrare artisti di fama all’opera.

L’unico giacimento del design nel sud Italia

La trasformazione di un seminterrato di 1200 mq di superficie, prima completamente abbandonato, a museo assai originale, si deve all’intuito e alla tenacia della collezionista d’arte moderna Maria Pia Incutti. Il Plart, a coronamento di questa difficile impresa di recupero, è stato riconosciuto appena due anni fa come “giacimento del design”, l’unico del Sud, dal ministero dei Beni culturali. Nel museo ci si concentra molto sulla “forma” degli oggetti in plastica e sulle grandi capacitá di questo materiale di essere riutilizzato e, quindi, sulla sua originalità dall’enorme potenziale artistico e culturale.

 

Elena Regina Brandstetter

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