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Un incredibile teschio “con le orecchie”

 

Il teschio della chiesa di Santa Luciella

 

In un un vicolo del centro storico di Napoli la chiesa di Santa Luciella ai Librai si visita su prenotazione con l’associazione Respiriamo Arte.  Secondo l’antico il rituale della doppia sepoltura, dopo una prima breve inumazione, i corpi venivano riesumati per consentire la fuoriuscita dei liquidi e la scheletrizzazione. Una volta completato il processo, i teschi venivano esposti lungo i bordi dell’ipogeo: anche in questo ce ne sono ovunque. Ma tra i tanti ce n’è uno molto particolare che presenta protuberanze ai lati simili in tutto e per tutto a padiglioni auricolari.

Non è chiaro se si tratti realmente di cartilagini sopravvissute alla consumazione del corpo o di parti di ossa, fatto sta che l’effetto lascia sbigottiti.

Secondo alcuni studiosi – ma la circostanza è ancora tutta da approfondire – queste “orecchie” sarebbero dovute ad un processo di mummificazione della carne: potrebbe trattarsi di un antichissimo rituale esoterico (versione che sarebbe confermata da un mosaico romano custodito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui si nota un teschio con orecchie ossee che ghigna circondato da simboli e figure misteriose).

Per i fedeli, invece, quelle orecchie rappresentano un legame fra il regno dei morti e quello dei vivi: in molti – ora l’usanza è caduta nel dimenticatoio, anche a causa della progressiva inaccessibilità della chiesa – visitavano il teschio per affidargli richieste e preghiere, speranze e paure, pensando che quei padiglioni potessero fare da tramite con l’aldilà.

Attestata a partire dal 1327, la chiesa subì un significativo rimaneggiamento nel 1724, assumendo l’attuale aspetto tipicamente barocco. Fu dedicata a Santa Lucia dai lavoranti del piperno che, per il tipo di lavoro svolto, rischiavano continuamente la vista per via delle schegge che si staccavano dalla roccia: ecco perché prende anche il nome di chiesa dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, San Gioacchino e San Carlo Borromeo dei Pipernieri.

 

Elena Regina Brandstetter

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