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Un affascinante studio d’artista

Casa-laboratorio di Massimo d’Orta

L’accesso alla casa dove il pittore Massimo D’Orta (Napoli, 1950) vive e lavora è da un’entrata secondaria del palazzo De’ Liguoro di Presicce, in vico santa Maria del Pozzo 43.
L’artista napoletano vive qui da circa 14 anni; su prenotazione da effettuare via mail permette l’accesso a chi vorrà immergersi in un’atmosfera incantevole e dalla napoletanità verace. Il grande salone, dove sono ancora in parte visibili gli affreschi della volta, è disseminato di attrezzi da lavoro, cornici, tele, cavalletti, pennelli, qualche napoletanissima tazzina di caffè appena sorseggiata, e quant’altro occorre ad un artista per esprimere al meglio la propria creatività. Ma l’atmosfera di questo luogo è davvero speciale non solo perché fucina di raffinate creazioni: qui infatti si è verificato un avvenimento che D’Orta racconta ancora, a molti anni di distanza, con un filo d’incredulità.
Nel 2000 venne a sapere che in questa strada era in vendita un’abitazione: ne visionò subito gli ambienti, che però riscontrò in condizioni di profondo abbandono. Rimetterli in sesto sarebbe costato troppo e, rammaricato, abbandonò l’idea di procedere con l”acquisto. Ma appena pochi giorni dopo, quasi sospinto da un lontano richiamo, il maestro decise di tornare per un sopralluogo più approfondito. All’improvviso, mentre si trovava da solo al centro del salone, il maestro racconta di aver sentito distintamente una voce che gli sussurrò “ti stavo aspettando”.
Dopo un attimo di smarrimento, D’Orta sentì che questa casa doveva essere sua. Riuscì infine a trovare un accordo economico con la proprietaria, la contessa Paola De’ Liguoro di Presicce, iniziò i lavori necessari e andò ad abitarvi.
Appena quindici giorni dopo gli emissari di un ricco uomo d’affari texano apprezzarono alcuni suoi quadri esposti a Napoli: compiaciuti dall’abilità, gli ordinarono un importante lavoro che permise il recupero della somma investita per il ripristino dell’abitazione.
Solo successivamente D’Orta scoprì che nella stessa casa aveva vissuto San Gerardo Maiella (1726-1755), discepolo di Sant’Alfonso, che ebbe a disposizione quest’appartamento al piano ammezzato per poter curare più agevolmente i poveri del borgo. Una presenza benefica che si ritiene tuttora protegga quest’antico palazzo.

Elena Regina Brandstetter

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