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Il Tesoro Vecchio di San Gennaro

 

All’inizio della navata sinistra della cattedrale, guardando in alto sulla parete, si può notare l’imposta di un’antica finestra in piperno murata. La sua presenza testimonia l’antica e preziosa memoria di una piccola loggia dalla quale, prima della costruzione della Cappella del Tesoro di San Gennaro, i canonici esponevano alla pubblica venerazione le ampolle con il sangue del santo e il busto. Per questo motivo conserva anche il nome di Tesoro Vecchio. L’accesso si trova in prossimità del torrione sinistro, attraverso una scala a chiocciola che conduce ad un oratorio, sede dell’Arciconfraternita di Santa Restituta dei Neri, sin dal XVI secolo. Il suo nome deriva dal colore delle vesti dei confratelli, che si occupavano di dare sepoltura ai napoletani morti improvvisamente. L’interno è decorato con dipinti tardomanieristi e del Solimena, inquadrati in eleganti cornici in stucco, mentre, sull’altare maggiore, vi è una Natività di Fabrizio Santafede. Nella sagrestia è conservato un magnifico ritratto del vicerè Fernando Alvarez duca d’Alba e della consorte Maria. Il luogo è aperto nei giorni di riunione e visitabile su richiesta.
Particolarmente significativo, all’interno della chiesa, è il percorso, ancora in corso di riqualificazione, dei camminamenti sulle coperture, dai quali si può godere di una splendida vista della città, e l’estradosso della calotta dell’abside maggiore, unica testimonianza della struttura originaria, contenente tracce degli affreschi di Giovanni Balducci. Di particolare impatto visivo sono le poderose incannucciate lignee che sostengono la struttura della calotta, vero capolavoro di carpenteria. L’accesso a tali ambienti sarà possibile dopo i lavori di restauro e ammodernamento dei percorsi.

 

Elena Regina Brandstetter

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