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Ritrovarsi a tu per tu con Suor Orsola Benincasa

Sembra incredibile ma la quiete di questo rigoglioso giardino si può raggiungere salendo poco più in alto del Corso Vittorio Emanuele: una delle strade più caotiche e trafficate della città. Si tratta di un autentico giardino segreto, poiché si apre all’improvviso tra alti muraglioni di tufo sulla terrazza più alta dell’ex convento di Suor Orsola Benincasa. Tale giardino, piantato nel 2001, accoglie rare specie arboree e floreali provenienti da ogni angolo del globo e perciò prende il nome di “giardino dei cinque continenti”. Per arrivare a questa nascosta terrazza si deve passare attraverso un altro lussureggiante giardino: quello che occupa il claustro, ovvero il chiostro, e nel quale, affascinati dal profumo delle diverse specie di rose che lo popolano, si conserva intatta l’atmosfera raccolta di quando era destinato alla meditazione delle monache che abitavano il ritiro di Suor Orsola Benincasa, fondato nel 1580. Oggi invece basta percorrere qualche corridoio e lo scenario cambia nuovamente: inizia infatti il vivace via vai degli studenti dell’omonima università. Sono pochi, però, a sapere che a poca distanza dalle aule universitarie si può ammirare il patrimonio d’arte dell’antico convento, nonché fare un inaspettato incontro con la mistica fondatrice del complesso. La chiesa dell’Immacolata Concezione, fondata proprio da Orsola e poi completamente rinnovata nel XVIII secolo, era un tempo il fulcro della vita spirituale del convento. Qui è possibile compiere un vero e proprio viaggio nel tempo e tornare al XVI secolo. Infatti, dalla cappella di San Michele, percorrendo un’angusta scaletta, si entra nella cella in cui visse Orsola Benincasa. Se già questo spoglio ambiente dà quasi i brividi per come sembra sospeso nel tempo, un vero e proprio spavento coglierà senza dubbio chi si inoltra negli ambienti adiacenti la sacrestia: a metà fra l’apparizione di un fantasma e una cera di madame Tussauds, compare la statua di Suor Orsola seduta sulla sedia a rotelle. Questa scultura in legno intagliato e policromato, abbigliata con vesti in stoffa, fu realizzata subito dopo la morte della mistica a sua perfetta immagine e somiglianza al fine di lasciare alle monache un simulacro che perpetuasse la memoria delle sue fattezze. Ancora oggi sembra di ritrovarsi in presenza di Orsola e di sentirle pronunciare uno dei suoi motti: “chi vuol viver beata osservi il silenzio e stia ritirata”. Monito che si può provare con successo a mettere in pratica nel roseto del claustro o nell’ancora più isolato “giardino dei cinque continenti”.

 

Elena Regina Brandstetter

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