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Il reddito di dignità, come funziona

 

Questa proposta è rivolta a coloro che hanno dei redditi sotto una certa soglia, che dunque ricevono una somma supplementare dallo Stato invece di pagare. Il reddito di dignità prende spunto dalla “Negative Income Tax” (Imposta negativa sul reddito), ideata dall’economista Milton Friedman, e prevede un sistema progressivo di tassazione dei redditi che, sotto una certa somma, trasforma i debiti in crediti.
A goderne dovrebbero essere coloro che si trovano sotto la linea della povertà: l’obiettivo è consentire a tutti di raggiungere una soglia che consenta di vivere degnamente. Peraltro, questa proposta si colloca perfettamente in linea con una raccomandazione europea (92/441 CEE) pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale, in cui è scritto: “Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale”. E dunque l’Europa raccomanda a tutti gli Stati membri “di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana”.
Qualche esempio aiuterà a chiarire. Per chi guadagna abbastanza da essere soggetto a tassazione non cambia nulla. Per coloro che non guadagnano nulla o guadagnano di meno della soglia che individua la no-tax area, il fisco applica una aliquota negativa (ad esempio il 70%), colmando in parte il gap fra quel che il soggetto guadagna effettivamente e la soglia della no-tax area. Se una persona guadagna solo 3.000 euro l’anno, per arrivare alla soglia 8.000 occorrono 5.000 euro. A questi 5.000 euro il fisco applica un’aliquota negativa del 70%, pari a 3.500 euro, che vengono dunque trasferiti dallo Stato. E se si guadagna zero? Il meccanismo è identico: dal fisco arriverà il 70% dello scarto (calcolato su 8000 euro), pari a 5.600 euro.
L’imposta negativa non distrugge l’incentivo a lavorare quando il reddito è sotto la soglia di povertà, e può funzionare abbastanza bene anche senza un apparato burocratico di gestione del mercato del lavoro.
In Italia negli ultimi mesi secondo l’ISTAT altre 150.000 persone sono precipitate sotto la soglia di povertà assoluta, per un totale di più di 15 milioni di poveri, dei quali 4.750.000 in condizioni di povertà assoluta.
Rivolgendo lo sguardo all’Europa, è amaro scoprire che l’Italia è l’unico Paese, assieme alla Grecia, a non prevedere un sostegno per i cittadini più deboli.

 

Elena Regina Brandstetter

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