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Il Passo Napoletano del Duomo

 

Nella navata sinistra del Duomo, murata nell’ultimo pilastro prima del transetto, è visibile una barra in ferro, all’apparenza insignificante. Si tratta, in realtà, di uno strumento di misura chiamato Passo Napoletano, utilizzato per rilevamenti agrari prima dell’introduzione del nuovo sistema metrico decimale. La sua presenza si riferisce all’antica usanza di conservare in un luogo sacro le unità di misura perché non fossero falsate. L’origine risale all’epoca giustinianea, quando l’Imperatore d’Oriente Maurizio istituisce a Napoli il Ducato Bizantino autonomo, intorno al 598, adottando le disposizioni della Pragmatica Sanctio di Giustiniano che regolavano anche il sistema di pesi e misure. Anche se alcuni documenti lo riportano dapprima in un pilastro della basilica di Santa Restituta e successivamente nella cappella Caracciolo Pisquizy, nella navata destra, studi recenti hanno chiarito che il passo sarebbe stato collocato dove è attualmente, quando furono definitivamente conclusi i lavori di costruzione del Duomo, da Carlo II d’Angiò e da suo figlio Roberto, nel secondo decennio del Trecento.
Nel 1480 Alfonso D’Aragona emanò alcune disposizioni in materia di pesi e misure, per uniformare i vari sistemi del Regno in un’unica disciplina. Per la misura agraria furono stabiliti due passi, uno itinerario composto da 7 palmi e corrispondente a 1,84569 metri e un altro da terra, composto da 7 palmi e 113, pari a 1,9335799 metri. Nel 1791 l’Assemblea Nazionale Francese introdusse un nuovo sistema metrico decimale, come metodo universale di misura e lo diffuse in Europa. In Sicilia, con le leggi dell’eversione della feudalità emanate da Ferdinando III di Borbone nel 1809, fu introdotto il nuovo sistema di misurazione che, a partire dal 1840, fu esteso a tutto il Regno di Napoli per essere poi definitivamente accantonato con l’Unità d’Italia.

 

Elena Regina Brandstetter

 

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