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Parco Vergiliano a Piedigrotta

Una salita con i poeti

Il piccolo parco ai piedi di Mergellina ospita i monumenti sepolcrali dei due più grandi poeti di tutti i tempi: Publio Virgilio Marone (i cui resti, secondo la tradizione, sono stati deposti sotto la volta di epoca augustea dopo la morte del poeta a Brindisi) e Giacomo Leopardi, morto proprio a Napoli nel 1837.
Per arrivare in cima ed entrare nel tumulo di Virgilio è necessario risalire una serie di tornanti. Il primo scorcio è già affascinante, una sorta di nicchia creata dall’edera che ospita una statua su di una colonnina.
Salendo ancora è subito visibile il mausoleo di Giacomo Leopardi, le cui spoglie erano ospitate originariamente nella chiesa di San Vitale, oggi scomparsa. Un sepolcro neoclassico, con capitello ionico e finto colonnato che lo sostiene. Sulla grande facciata bianca l’incisione del nome del poeta di Recanati. Lungo la strada che porta in alto, immediatamente a destra, una scaletta porta verso la tomba di Virgilio. Sulla destra è possibile notare uno scavo nel tufo, una sorta di antro, reso inaccessibile dalle grate, che rivela un lavoro risalente a millenni addietro. Si tratta della Crypta Neapolitana, una galleria scavata nel tufo della collina di Posillipo realizzata per collegare Neapolis all’area flegrea. Fu progettata in età repubblicana (fine I sec. a. C.) dall’architetto Lucio Cocceio Aucto per volere di Agrippa, lo stratega di Augusto.
Per riprendere il percorso bisogna risalire le rampe di scale e ci si ritrova nel sepolcro concepito dallo stesso Virgilio secondo forme e proporzioni pitagoriche. Il sommo poeta soggiornò per lungo tempo a Napoli dopo il 42 a..C. diventando un importante punto di riferimento per il popolo napoletano che vide in “Vergilius” il suo secondo patrono e spirito protettore della città, dopo la vergine Partenope. La sua fama dopo la morte fu tale da considerarlo una divinità degna di onori, preghiere e riti sacri. Ancora oggi, all’interno del sepolcro c’è un braciere nel quale i visitatori depongono biglietti e piccoli versi dedicati al poeta dell’Eneide, delle Bucoliche, delle Georgiche, per citare solo alcune delle sue opere maggiori.

 

Elena Regina Brandstetter

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