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Nel cuore dello stile di Napoli

Museo del Tessile e dell’Abbigliamento “Elena Aldobrandini”

Fondato nel 1655 da Elena Aldobrandini, nobildonna moglie del principe di Stigliano e duca di Mondragone Antonio Carafa, questo museo del tessile e dell’abbigliamento è un gioiello incastonato (e nascosto) nel cuore di Napoli. Inserito nel contesto più ampio della Fondazione Mondragone, la sua sezione museale è organizzata al primo e al secondo piano dell’edificio in cui è ospitato, in sale appositamente separate dagli spazi destinati agli eventi e alle mostre temporanee. Le prime accolgono arredi sacri e paramenti liturgici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Mondragone, anch’essa facente parte della Fondazione. La terza ospita manufatti, foto e antiche lettere che raccontano la storia di quest’istituto che nasce con un fine molto nobile.
Nelle altre sale, destinate all’esposizione permanente, è rappresentata l’evoluzione della storia del costume e dell’abbigliamento dal 1800 a oggi. E’ qui custodita la preziosissima donazione di Fausto Sarli costituita da 50 abiti che documentano l’intera attività del maestro, e la collezione di Tullia Passerini Gargiulo costituita da tessuti per l’arredamento prodotti dalle industrie tessili napoletane tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Sono poi esposti capi provenienti dalla collezione Livio De Simone, la quale comprende gli abiti di Mare Moda Capri ed eleganti tessuti di arredamento; le collezioni delle famiglie Del Balzo Pignatelli, Rocco di Torre Padula, Dohrn, Pignatelli della Leonessa, Morra di Morra, De Vito Piscicelli, Volpe e Sbordone che descrivono il percorso storico e creativo dell’arte vestimentaria. La visita al Museo deve assolutamente prevedere una tappa nel piccolo ma suggestivo giardino collocato all’altezza del primo piano del Museo, al quale si accede con una scala che parte dall’elegante cortile del piano terra. La chioma d’un antico albero dona a questo spazio un’estrema grazia e una sensazione di profondo benessere, quasi magica. Qui occasionalmente si organizzano dei piccoli concerti. I caoticissimi Quartieri spagnoli sono a pochi metri in linea d’aria, ma il loro frastuono quotidiano sembra distante centinaia di chilometri.

Il ritiro per le Vergini
Nel seicento a Napoli vennero edificati numerosi monasteri e istituti con lo scopo di rispondere alle gravi situazioni di disagio sociale della città e che accoglievano donne in difficoltà, tra le quali quelle appartenenti alla nobiltà decaduta. In questo contesto storico e sociale la duchessa Aldobrandini decise di dare vita al “Ritiro per matrone vergini e oblate”. Nei decenni successivi la fortuna del Collegio andò purtroppo scemando. Con la seconda guerra mondiale la Fondazione cessò ogni attività, per poi riprenderle a favore delle giovani donne, promuovendo la pratica di forme artistiche come il ricamo. Soltanto nel 2003 fu aperto al pubblico come testimonianza d’un antico passato di raffinatezza e carità.

Un’antichissima tradizione di eleganza
Napoli e la sua provincia sono conosciute in tutto il mondo per l’arte sartoriale. Decine di laboratori tramandano nel tempo un’antica tradizione fatta di eleganza classica e gusto del particolare. Il fenomeno è in buona parte ascrivibile alla presenza della più antica e stabile sartoria d´Italia, la London House di Mariano Rubinacci, il cui avvio delle attività risale alla prima metà del XIX secolo quando il bisnonno di Mariano Rubinacci iniziò a commerciare sete con l’Oriente, in una bottega nei pressi del Castello Angioino. Agli inizi degli anni Trenta suo nipote Gennaro, conosciuto nell’alta società partenopea come indiscusso arbiter elegantiae, apriva una boutique nel centro di Napoli, la London House. Il suo atelier diventò sartoria privilegiata di molti personaggi celebri, dai principi di Savoia ad Edoardo de Filippo e Vittorio de Sica.

 

Elena Regina Brandstetter

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