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Lo sport preferito dai democratici negli Usa: farsi male da soli

Joe Biden ha dichiarato che, in caso di vittoria alle primarie del partito democratico, sceglierà una donna come possibile vice-presidente.  Il suo rivale interno, Bernie Sanders, ha subito replicato che anche lui potrebbe optare per tale soluzione. Ora, a prescindere dal fatto che la sfida tra i due vegliardi appare semplicemente patetica, dal momento che Trump sarà rieletto alla grande senza nemmeno sforzarsi più di tanto, analizzare le fenomenologie comportamentali dei democratici risulta molto interessante dal punto di vista sociologico: la loro propensione all’autolesionismo, infatti, assume caratterizzazioni paradossali. Sembra quasi che la lezione del 2016 non abbia insegnato nulla: Trump vinse “anche” perché aveva una donna come rivale e gli Stati Uniti non sono ancora pronti a vedere una donna alla Casa Bianca, sia pure nell’insignificante ruolo di vie-presidente. Il regista Rod Luire lo ha spiegato egregiamente nel film “The contender”, attualissimo nonostante siano trascorsi venti anni dalla sua uscita:  morto il vicepresidente, il presidente in carica sceglie una senatrice per il ricoprire il ruolo, scatenando un putiferio e una forte campagna destabilizzatrice, pregna di colpi bassi, da parte di un establishment che proprio non ne vuole sapere di vedere donne al potere.

Chiunque dei due sfiderà Trump, tuttavia, perderebbe le elezioni anche senza questo nobilissimo proposito, reso infausto dal livello medio della società statunitense. Il partito democratico, infatti, per quegli arcani misteri che regolano le leggi della politica (vincere è importante ma solo se a vincere non sia qualcuno che realmente voglia cambiare le cose per il bene comune) ha fatto a meno da tempo dell’unico uomo che potrebbe seriamente contendere la “leadership” di Trump (si fa per dire: è davvero caduta in basso, la leadership, negli ultimi tempi, un po’ dappertutto), ossia Al Gore, che – è bene ricordarlo – è ancora relativamente giovane, almeno rispetto ai due contendenti (è nato nel 1948); è stato membro del Congresso per venti anni, vicepresidente degli USA per otto anni e nel 2000 sarebbe diventato presidente senza gli imbrogli elettorali perpetrati in Florida dal governatore Bush, fratello del candidato presidente George. Ma Al Gore, ambientalista convinto e fautore di una sana igiene alimentare,  è inviso a tutti i quelli che contano, che nel partito democratico sono sostanzialmente simili a quelli che contano e sostengono il partito repubblicano, e quindi ogni discorso è chiuso: “T.I.A.” (This is America).

Un’America alle prese con il coronavirus, sottovalutato per molto tempo, e con un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti, perché non sarebbe assolutamente in grado di fronteggiare un’emergenza che dovesse coinvolgere gran parte della popolazione. Di fatto negli USA non esiste un sistema sanitario  pubblico: ci aveva provato Obama a realizzarlo e per poco non lo linciavano. La tutela della salute è una cosa per ricchi: in nessun altro paese vige il principio della “selezione naturale” sancita dal dio denaro; chi non possa permettersi le costose cure sanitarie non è “degno” di vivere negli USA e quindi può anche sloggiare o morire. Nessuno sentirà la sua mancanza. Stando a quanto si apprende da fonti autorevoli, negli USA servirebbero almeno tre milioni di posti letto per la terapia intensiva, ma ne sono disponibili solo 45mila. Un tampone per sapere se un paziente sia affetto da covid 19 può costare dai mille ai quattromila dollari, cifra che non tutti possono permettersi. Se si calcola che ben trenta milioni di statunitensi sono privi di assicurazione sanitaria, si può ben immaginare la portata del vulcano che potrebbe esplodere da un momento all’latro, in mancanza di drastici e immediati correttivi. Il 30% dei lavoratori statunitensi non beneficia di retribuzione in caso di malattia e ciò fa lievitare sensibilmente i problemi nei momenti difficili, come quello attuale. Solo a partire da oggi, 16 marzo, le scuole resteranno chiuse a New York fino al 20 aprile: 1.200mila studenti resteranno a casa fino al 20 aprile. Molto probabilmente nei prossimi giorni analoghi provvedimenti saranno adottati anche in altre zone, ma la maggior parte dei genitori che lavorano non può permettersi l’assistenza all’infanzia ed è stata proprio questa la ragione che ha indotto a ritardare il provvedimento: per molti bambini l’unico pasto quotidiano è quello possibile a scuola. Che ne sarà di loro, ora? Chi si prenderà cura di loro mentre i genitori sono al lavoro? Cosa e come mangeranno? La società americana è una società malata, perché intrisa di tutti i nefasti miti del più becero capitalismo, che nato male è poi degenerato verso le squallide formule praticate nei dorati palazzi della finanza, dove le leggi di una sana economia non sono ammesse e vengono sistematicamente violentate, affinché i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ogni ciclo, però, è destinato a esaurirsi e qualche cosa, prima o poi, dovrà accadere anche negli USA. Speriamo presto, perché i problemi interni degli USA riguardano il mondo intero.

                                                                                Lino Lavorgna

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