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Le proposte politiche del Cdu, un forum a Napoli

Gaspare Saturno è il segretario regionale campano del Nuovo Cdu, partito che questa mattina celebra a Napoli il forum nazionale, alla presenza del Segretario Mario Tassone e del presidente Antonio Iervolino. Le elezioni politiche si avvicinano. Quali le vostre proposte?
Noi del Nuovo Cdu crediamo che l’Italia abbia bisogno di uno shock, innanzitutto nell’economia. Non possiamo continuare a vedere i nostri giovani che vanno all’estero per trovare speranze e futuro, non possiamo accontentarci dei microscopici passetti avanti sul pil sbandierati dal governo Gentiloni quando, intanto, l’economia reale continua a boccheggiare. La nostra prima proposta, chiara e semplice da applicare, è l’introduzione della flat tax, cioè un’aliquota unica del 20% (il punto che noi consideriamo di equilibrio per i conti pubblici) con una contestuale “No Tax area” per i primi 13.000 euro di reddito annuo per i pensionati e per chi guadagna meno.
Questo significa che chi guadagna al di sotto di 13.000 euro l’anno non pagherà nessuna tassa, mentre chi ne guadagna per esempio 15.000 pagherà le tasse solo sui2000 “eccedenti”, e così via, rispettando il principio della progressività – garantito da un sistema di deduzione personale – sancito in Costituzione.

Con quali vantaggi?
Innanzitutto il superamento del caotico sistema di differenti aliquote, deduzioni e detrazioni. Grazie alla flat tax, semplice e trasparente, sarà possibile aggredire quel mostro che si chiama burocrazia fiscale che ci costa tempo, energie e tanti soldi. Inoltre, la chiarezza della Flat Tax renderebbe molto difficile raggirare il sistema, con un forte recupero di equità.

Cosa risponde a chi obietta che la flat tax comporterebbe una forte diminuzione del gettito fiscale?
Con la tassa forfettaria si potrebbe aggredire l’altro mostro che affossa lo sviluppo del Paese: l’elusione e l’evasione. Il nostro tax gap, attualmente di 108 miliardi, diminuirebbe fortemente, compensando abbondantemente la riduzione del gettito. Gli studiosi della flat tax ritengono che in Italia una drastica riduzione del peso fiscale porterebbe a un’emersione fin dal primo anno di applicazione di almeno il 40% del sommerso. A ciò deve sommarsi la ripresa dei consumi conseguente alla diminuzione delle tasse.

Punterete anche sull’introduzione della doppia moneta?
Market Watch, autorevole sito di finanza della galassia del Wall Street Journal, ha scritto che se in Italia venisse introdotta una doppia moneta, cioè una nazionale per le transazioni domestiche ed una comune per le transazioni internazionali, la nostra potrebbe diventare una delle più appetibili economie nel mondo. Una parziale riconquista della sovranità monetaria dello Stato sarebbe fondamentale tappa per rilanciare consumi e domanda.

Le altre proposte?

La nostra priorità è meno tasse per famiglie, partite iva e imprese, e più lavoro.
Sommando questo mix al potenziamento del sistema giustizia, la cui inefficienza ha pesantissime ricadute in termini di mancata crescita economica, al riavvio delle opere pubbliche, al sostegno dell’industria 4.0, ecco come la sfida per la crescita dell’Italia potrà essere vinta.

La flat tax nel mondo

La “tassa forfettaria” fu proposta inizialmente per gli Stati Uniti da Milton Friedman, in una conferenza tenuta a Claremont College in California. L’idea fu successivamente sviluppata e approfondita dagli economisti della Stanford University Robert E. Hall, Alvin Rabushka, considerato un po’ il “papà” della flat tax, e Kurt Leube. Attualmente si applica in una quarantina di Paesi nel mondo, in particolare tra i Paesi dell’ex Unione Sovietica, con un’aliquota media del 15% per le persone fisiche e del 17% per le persone giuridiche.
L’Estonia ha aperto la strada introducendola nel 1994, ma è stata soprattutto la riforma fiscale russa all’inizio del 2001 a ispirare diversi altri Paesi come la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Romania.
La tassazione sui redditi personali in Russia si basa su un’aliquota del 13% per tutti i residenti nel Paese (per gli stranieri sale al 30%). Quanto ai professionisti, la tassazione è assimilata a quella dei profitti delle imprese. L’aliquota standard sui guadagni delle imprese è però del 20% (ridotta dal 24% nel 2009). Ciò ha portato, tra il 2001 e il 2006, ad un forte impulso del pil e ad un gettito triplicato. In Ungheria (flat tax al 16% per famiglie e imprese) il pil ha toccato nel 2014 il +3,6% rispetto alla media europea, e il debito statale è calato dall’81% al 77% del pil, con rating da BB a BB+ di Standard&Poor’s.
Uno studio del Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato come la riforma fiscale russa del 2001 è stata particolarmente influente sulle politiche fiscali di altri Paesi alla luce del suo grande successo: l’anno successivo alla sua introduzione, infatti, ha visto un marcato aumento delle entrate dalle imposte sul reddito di circa il 26% in termini reali.
Alvin Rabushka ha più volte ribadito come “nella maggior parte dei Paesi che hanno adottato la flat tax l’evasione fiscale è diminuita significativamente già nel corso del primo anno, superando le previsioni. Inoltre le stime prevedono un recupero dell’economia sommersa da un terzo fino alla metà”.
Ad avvalorare il collegamento strutturale tra abbassamento delle tasse e ripresa economica (circostanze legate a fil doppio all’introduzione della flat tax) arrivano in le più recenti proposte del Segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin, che ha annunciato il suo obiettivo di ridurre la pressione fiscale sulle imprese dal 30% al 15% e incrementare così la crescita del PIL di 4 punti percentuali, nonché quella del il Ministro delle Finanze George Osborne che, nell’Inghilterra post-brexit, ha considerato una riduzione di 5 punti percentuali sull’aliquota del 20% sulle società per contrastare lo scenario negativo della brexit stessa attirando investimenti esteri.
Nel febbraio 2014 il premier spagnolo Mariano Rajoy ha lanciato una sorta di la Flat tax sul lavoro, stabilendo per le imprese che assumono a tempo indeterminato – creando così nuovi posti di lavoro – un pagamento di soli 100 euro di contributi al mese per i primi due anni dall’assunzione.
Quanto all’Italia, in realtà una flat tax c’è già: è l’Ires (Imposta sul REddito delle Società) entrata in vigore il primo gennaio 2004 al posto dell’IRPEG, che prevede una sola aliquota pari al 27,5%.

 

Elena Regina Brandstetter

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