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Le mura greco-romane nel ventre della chiesa

 

Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli

Sant’Aniello a Caponapoli, anche conosciuta come S. Agnello Maggiore perchè costruita in onore dell’omonimo vescovo di Napoli vissuto nel VI secolo, è tra le più antiche chiese della città. Restaurata e riaperta dopo decine di anni di oblìo, la sua spettacolare unicità sta principalmente nel fatto di custodire una straordinaria presenza di reperti archeologici stratificati.
Sorta nel 1517 sui resti di un’antica chiesa paleocristiana, Santa Maria Intercede, a sua volta costruita al posto di una precedente edicola votiva, Sant’Aniello a Caponapoli fu duramente colpita dai bombardamenti del 1943. Alla fine degli anni ’70, durante alcuni lavori di ripristino, i tecnici notarono degli avvallamenti nel pavimento e decisero di verificare la causa dell’anomalia per porvi rimedio. Rimuovendo parte del solaio, ad un paio di metri di profondità vennero alla luce, tra la meraviglia di tutti, i resti di una acropoli identificata dagli esperti come la parte più alta della Neapolis sorta nel V secolo a. C.. Negli anni ’80 l’architetto Chiarughi realizzó una passerella in vetro che delimita il grande scavo, dalla quale è possibile ammirare i ritrovamenti rimasti sepolti per millenni. Un primo strato di reperti è composto da antiche mura greche, datate tra il V e i III secolo a. C., a doppia cortina. La tecnica muraria è a incastro a secco. La seconda stratigrafia è composta da resti di case romane, ad opus reticolatum, di etá augustea (I-II secolo dopo Cristo). Nell’ultimo strato sono visibili alcune tombe alto-medievali, a struttura rettangolare.
Nel resto della chiesa sono inoltre visibili un affresco e l’abside della vecchia chiesa di Santa Maria Intercede, e l’enorme altare cinquecentesco in marmo di Girolamo Santacroce costruito nella prima metà del 1500.

 

Elena Regina Brandstetter

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