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Le finestre “finte” di corso Umberto, a Napoli

Corso Umberto è una delle strade principali della città: trafficata e frequentatissima. Ma se ci si fermasse un momento ad osservare verso l’alto, all’altezza del civico 272, a poche centinaia di metri dall’inizio di piazza Garibaldi, si noterebbe una curiosa particolarità: attraverso le finestre del palazzo che si erge di fronte all’osservatore si scorge il cielo, e non il soffitto di un appartamento. Come è possibile?
In occasione della grande operazione urbanistica del Risanamento (quando, a partire dal 1884, parte del centro città fu sventrato per costruire nuovi edifici), per rispettare le esigenze di allineamento con i palazzi vicini – elemento architettonico a quell’epoca ritenuto prioritario – la trasformazione della struttura preesistente comportò la necessità di aggiungere un ulteriore “piano”. Così venne costruita una facciata a soli fini “scenografici” sulla quale compaiono cornici, finestre e cornicione di coronamento. Dietro le finestre, non visibile, il muro, sorretto da contrafforti, non è nemmeno stato intonacato (e così è rimasto tuttora). La facciata scenografica è, dunque, priva di tetto: quello reale è posto infatti un piano più in basso.

Le principali zone costruite ex novo durante il Risanamento, che comportò l’abbattimento sia di vaste zone di edilizia popolare ma anche, seppur in alcuni casi solo parzialmente, di edifici di pregio, furono proprio il corso Umberto, le piazze Nicola Amore e Giovanni Bovio (piazza Borsa) e la Galleria Umberto I.

Alcuni portali in piperno ed epigrafi in marmo, salvate dalle demolizioni, sono state conservate in un percorso espositivo in allestimento presso i sotterranei gotici della Certosa di San Martino.

 

Elena Regina Brandstetter

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