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Le antiche “macchine della cioccolata”

 

Fabbrica Gay-Odin

All’interno di una delle cioccolaterie più antiche di Napoli è possibile visitare un piccolo museo dove sono conservati alcuni straordinari macchinari, risalenti alla prima metà del 1800 e non più in funzione, che raccontano della grande tradizione di questa bottega fondata nel 1894 da una coppia di giovani piemontesi, Isidoro Odin e Onorina Gay. All’entrata della fabbrica, trasferitasi negli attuali locali nel 1922, un incaricato illustrerà come funzionavano alcune grandi macchine in legno e bronzo utilizzate nella filiera produttiva artigianale. Durante la visita un intenso profumo di cacao, proveniente dalla lavorazione effettuata ancora in parte a vista, allieterà ulteriormente la permanenza in questo luogo inserito con decreto del ministro Ronchey del 25/02/1993 tra i monumenti nazionali.

Il macchinario più grande serviva per la tostatura e la raffinazione dei chicchi, la cui lavorazione prevedeva innanzitutto la separazione tra polvere e burro di cacao, cioè il grasso del chicco che poi si reintroduce nella lavorazione. E’ qui conservata anche una grossa ruota di bronzo che, riscaldata da una fiamma, veniva utilizzata per la glassatura a caldo: cacao, nocciole e mandorle venivano lavorati con lo zucchero per ottenere un prodotto croccante poi utilizzato come ripieno dei cioccolatini. Di fianco un grosso macchinario, datato 1837, per la frammentazione dei chicchi di cacao, e l’antico dosatore di liquori utilizzato per farcire i golosissimi cioccolatini al rum. Tra le “creazioni” ideate da Isidoro Odin e prodotte tuttora con gli antichi metodi c’è un particolare tipo di cioccolata chiamata “foresta”, realizzata grazie ad esclusivi rulli di granito che producono una sfoglia sottilissima accavallata su se stessa: dei fantastici “rami” di cioccolato intrecciati fra loro, originali e… deliziosi. Nella fabbrica, durante le festività pasquali, viene esposto un uovo di di purissimo cioccolato fondente alto circa tre metri, decorato con un messaggio augurale sempre diverso. In tutt’Europa non si ha notizia del confezionamento di un uovo di Pasqua più grande.

L’azienda fu venduta alla famiglia Maglietta, intorno agli anni ’50, che ancora oggi produce osservando gli antichi sistemi.

 

Elena Regina Brandstetter

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