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Secondo l’Istat 7,5 milioni di italiani sono poveri

I poveri in Italia non diminuiscono ormai da 5 anni. E con la crisi economica alle porte potrebbero anche aumentare. A mantenersi costanti non sono i poveri in senso assoluto, quelli ridotti a chiedere la carità per la strada per intenderci, ma i poveri in senso relativo.La stima dell'incidenza della povertà relativa, ovvero la percentuale di famiglie e persone povere sul totale delle famiglie e persone residenti, viene calcolata su una linea di povertà che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale un nucleo familiare è considerato povero.

I poveri in Italia non diminuiscono ormai da 5 anni. E con la crisi economica alle porte potrebbero anche aumentare. A mantenersi costanti non sono i poveri in senso assoluto, quelli ridotti a chiedere la carità per la strada per intenderci, ma i poveri in senso relativo.La stima dell’incidenza della povertà relativa, ovvero la percentuale di famiglie e persone povere sul totale delle famiglie e persone residenti, viene calcolata su una linea di povertà che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale un nucleo familiare è considerato povero.

I DATI – In base a questa media, l’11,1% delle famiglie residenti in Italia sono povere. Si tratta di 2.653.000 nuclei, pari a 7.542.000 persone, il 12,8% dell’intera popolazione. Lo afferma l’Istat che ha presentato il rapporto «La povertà relativa in Italia nel 2007». Rispetto ai dati dell’anno precedente – quando si era rilevato che le famiglie povere erano l’11,1% (2.623.000) e i poveri il 12,9% (7.537.000) – non c’è quindi alcuna variazione. Una tendenza che, come afferma lo stesso Istat, conferma i dati degli ultimi cinque anni durante i quali la povertà relativa è rimasta sostanzialmente immutata come anche i profili delle famiglie povere. Per il 2007, sono povere (povertà relativa) tutte quelle famiglie di due componenti che hanno speso per persona meno o pari a 986,35 (+1,6% rispetto alla linea del 2006). Le famiglie povere hanno una spesa media equivalente pari a 784 euro al mese (+1,9%).

POVERTA’ DIFFUSA AL SUD – La povertà relativa si conferma maggiormente diffusa nel Mezzogiorno, dove l’incidenza è quattro volte superiore a quella del resto del Paese; tra le famiglie più ampie, in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni. È inoltre più diffusa tra le famiglie con anziani – nonostante il miglioramento osservato negli ultimi anni – che presentano valori di incidenza superiori alla media. La povertà è infine fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9,9%).

 

NUOVE TIPOLOGIE – Emerge poi a livello nazionale un peggioramento tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano una bassa diffusione del fenomeno e tra le quali i livelli di povertà restano al di sotto o in prossimità della media nazionale: famiglie di tre componenti (l’incidenza è passata dal 10% all’11,5%), coppie con un figlio (dall’8,6% al 10,6%), famiglie con persona di riferimento di età compresa fra i 55 e i 64 anni (dal 7,5% all’8,9%). Un incremento dell’incidenza di povertà è stato osservato anche tra le famiglie con due o più anziani (da 15,3% a 16,9%) in coppia o membri aggregati.

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