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L’Ambulatorio per peluches e affini

Un luogo magico

Una bambola di settant’anni prodotta dalla Furga, fabbrica che non esiste più, che appare in vetrina in una forma davvero smagliante. Un’altra che di anni ne ha addirittura ottanta, con ancora indosso i vestiti originali, “curata” anch’essa in quest’antico laboratorio e prodotta da un’azienda, la Lenci, che purtroppo ha chiuso anch’essa.
Insieme a loro, decine e decine di bambole esposte in questa singolarissima bottega in cui le bambole di ogni dimensione e tipo tornano, magicamente, a vivere.
In caso di necessità, questo particolare ospedale è dedicato solo a loro. Prima del ricovero si compila un apposito modulo di accettazione. Dopo aver analizzato lo stato del “paziente” viene stilata una precisa diagnosi. Naturalmente c’è la sala operatoria per i casi gravi, e di fianco quella per le dimissioni. La “cura” più di moda è il lifting, ma sono anche molto frequenti interventi per problemi ortopedici e oculistici.
E’ questa la missione dell’Ospedale delle bambole, la più antica bottega del genere in Italia, nata a fine Ottocento grazie a Luigi Grassi, bisnonno dell’attuale proprietaria, che all’epoca creava e dipingeva le scenografie del teatro dei pupi e delle marionette. Non di rado, però, qualche pezzo si rompeva: un naso scheggiato, un occhio di vetro saltato, un braccio staccato. E così iniziò a ripararli. La voce cominciò a diffondersi nel quartiere, e ben presto la bottega si riempì di pezzi di ricambio: braccia, gambe, teste, ciocche di capelli. Una signora, colpita dal fascino di questo laboratorio, esclamó: “Sembra proprio l’ospedale delle bambole!”. Luigi non se lo fece ripetere due volte. Scrisse il nuovo nome su un pezzo di legno e ne fece un’insegna artigianale per la bottega. Alla guida del negozio gli successe il figlio Michele, che decise di vendere le sue bambole solo a chi le trattava con cura ed affezione. La bottega diventò un luogo in cui la passione per questo “piccolo mondo antico” veniva condivisa e preservata. E così gli abitanti del quartiere soprannominarono Michele “il restauratore dell’anima”. Ora a portare avanti la bottega è la figlia Tiziana. Qui, con tecniche uniche al mondo, come folletti di Babbo Natale, gli esperti restituiscono agli oggetti sguardi, mani, colore, movimenti, capigliature, riportando indietro nel tempo il loro compagno di giochi. Per la felicità dei piccoli avventori. E non di rado anche di qualche adulto.

 

Elena Regina Brandstetter

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