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L’abside che traslocò

Museo Diocesano, Napoli

L’11 dicembre 1932 compare, sulla prima pagina della Domenica del Corriere, l’immagine di una enorme e misteriosa impalcatura semovente intorno alla quale armeggiano alcuni operai. Si tratta di uno dei più grandi interventi di restauro e ricostruzione che Napoli abbia vissuto in tempi recenti, attuato con l’ausilio di maestranze qualificate che hanno seguito il geniale progetto del Soprintendente dell’epoca Gino Chierici. Il cantiere è quello del complesso monastico di Donnaregina, di origini angioine ma ampliato durante il Seicento con una nuova chiesa, resa comunicante con quella più antica attraverso un passaggio ricavato collegando le rispettive absidi. Durante tali restauri il Chierici decise di riportare la vecchia chiesa all’antico impianto medievale, ritenendo opportuno abbattere il collegamento costruito per mettere in comunicazione i due cori, ricostruendo le finestre e le parti mancanti dell’abside e ripristinando la zona del presbiterio. La parte absidale della chiesa successiva, invece, venne letteralmente staccata dal resto della muratura (in totale si trattò di 60 metri quadrati), mediante un distacco a tassello (così chiamato perché prevede il taglio dell’intera parete) e spostata, arretrandola di 6 metri, grazie ad un massiccio telaio su rotaia, costruito per l’occasione. L’abside venne così riassemblato al resto della chiesa più recente, salvando così il grande affresco raffigurante il Miracolo delle rose, opera di Francesco Solimena del 1684. Tutt’oggi è possibile ammirare la parete spostata accedendo al coro della chiesa di Donnaregina Nuova, sede del Museo Diocesano di Napoli.

Elena Regina Brandstetter

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