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La moderna riscoperta di un’archeologia industriale

 

L’edificio Brin 69 rappresenta un avveniristico e intelligente esempio di riconversione e recupero dell’ex complesso Mecfond, uno dei più grandi capannoni industriali dell’intera città. Lungo ben 250 metri e largo 40, è costituito da due navate il cui punto più alto tocca i 40 metri. Si estende su ben 27mila metri quadrati di superficie. Dopo esser stato opificio nei primi del Novecento, questo vastissimo edificio negli ultimi decenni ha ospitato persino un deposito di autobus dell’azienda di trasporti cittadina. Poi, anni di oblìo e abbandono. Sconosciuto ai più, oggi è interessato da un progetto di recupero dei suoi principali elementi di archeologia industriale: l’intera struttura è stata infatti profondamente restaurata e riconvertita ad usi commerciali.
Al centro delle due grandi navate che costituivano l’asse portante dell’ex capannone si sviluppa una vasta galleria aperta lungo la quale si snoda anche un inusuale paesaggio naturale, dimensione quasi “arcaica” in questa zona interessata per anni da un irregolare sviluppo industriale. La combinazione lungo l’intera, lunghissima galleria, della presenza di un vero giardino pensile con alberi d’alto fusto come aceri, tigli e magnolie piantati su un prato all’inglese, la rasserenante presenza dell’acqua che scorre irregimentata in grandi vasche, la luce solare zenitale e la ventilazione naturale assicurano una situazione climatica interna confortevole e un microclima salubre. Sulle volte spiccano le grandi e spettacolari capriate in carpenteria metallica preesistenti che sono state rafforzate e riverniciate, mantenendo l’antico stile architettonico tipico degli insediamenti industriali dell’epoca.

Elena Regina Brandstetter

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