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La cava di tufo che fu stalla, mattatoio e ricovero antiaereo

Oltre l’ingresso di un fabbricato, al civico 132 di Salita Capodimonte, si nasconde una affascinante ex cava di tufo ottocentesca poi adibita a stalla e, intorno alla metá del Novecento, destinata a mattatoio. Da alcuni anni, questo grande ambiente, invisibile dalla strada, e’ stato “adottato” e reinterpretato da Michele Iodice, noto artista napoletano, che l’ha trasformato nel suo originalissimo laboratorio di scultura con centinaia di opere d’arte esposte lungo le pareti di tufo.

Il maestro Iodice ha inserito nell’ambiente anche grandi piante che ricreano una scenografica luminosità che fornisce al luogo un’atmosfera dai rimandi orientali e un fresco microclima.
Il basolato all’interno della cava presenta ancora alcune canalette che servivano a far defluire i liquidi prodotti dagli animali, o i residui della lavorazione, nella cisterna sottostante. Si tramanda che, in tempi lontani, qui sarebbero stati alloggiati i buoi che, proprio in questo punto della via, venivano sostituiti ai meno possenti cavalli perché trainassero le sfarzose carrozze reali oltre la ripidissima salita che portava alla Reggia (ora Museo di Capodimonte).

E’ visitabile anche un interessante ed ampio spazio sotterraneo collocato all’interno della vecchia cisterna, utilizzato come ricovero antiaereo durante la seconda guerra mondiale ed oggi spazio d’arte.
Sulle pareti dell’androne d’ingresso si notano alcune interessanti decorazioni: con ogni probabilitá si tratta di ciò che resta di insegne di abbellimento realizzate agli inizi del secolo scorso.

 

Elena Regina Brandstetter

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