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La Biblioteca Pontaniana

 

Entrare nella sede di quella che molte fonti indicano come la più antica Accademia italiana vorrà dire spalancare la propria conoscenza ad una vera e propria culla del sapere, le cui attività hanno portato Napoli al vertice della produzione culturale europea.
Posta all’interno del complesso dell’Università Federico II, entro il suo perimetro si sviluppano, in un dedalo di ampi e luminosi corridoi, numerose sale impreziosite da sedute lignee e austeri saloni intramezzati da antichi colonnati.

Dalla sua nascita, l’Accademia ha promosso una finissima produzione letteraria e pubblicato una gran quantità di relazioni, atti e memorie: tra i soci, letterati, filosofi e scienziati in un arco temporale che va dalla seconda metà del Quattrocento ad oggi, tra i quali Giovanni Pontano (da cui il nome), Pietro Summonte, Jacopo Sannazaro, Scipione Capece, Vincenzo Cuoco, Benedetto Croce, Renato Caccioppoli e Maria Bakunin. Punti fondamentali contenuti nello Statuto dell’Accademia sono “coltivare le scienze, le lettere e le arti allo scopo di far rivivere lo spirito umanistico dei suoi fondatori del secolo XV; curare la conoscenza, la conservazione e lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia inteso come unicum culturale, simbiosi fra la composita civiltà europea e l’antica cultura mediterranea”.
Dopo aver cambiato numerose sedi nel corso dei secoli, intorno al 1944 l’Accademia trovò ospitalità negli ambienti della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti, all’interno della sede centrale dell’Università Federico II.
L’Accademia fu fondata da Antonio Beccadelli detto il Panormita nel 1458 ma secondo alcuni storici la sua reale istituzione andrebbe retrodatata al 1443, quando Alfonso V Re d’Aragona (altresì Alfonso I Re di Napoli) allestì nel Castel Nuovo una ricca biblioteca personale promuovendo un sodalizio culturale con intellettuali del tempo, che in suo onore fu denominata Accademia Alfonsina. Da questa sarebbe poi nata l’Accademia fondata dal Panormita, intellettuale molto vicino allo stesso Re.

Elena Regina Brandstetter

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