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Il G20 di Roma, sfide e obiettivi comuni della cooperazione mondiale

I pilastri del summit delle potenze del mondo sono espressi in Persone, Pianeta, Prosperità. Le tre P del G20 presieduto quest’anno dall’ Italia, sono sul tavolo del vertice conclusivo di fine ottobre a Roma dei capi di Stato e di governo che chiuderà i lavori portando a una dichiarazione congiunta. Mesi di complesse riunioni tra organi ministeriali, organizzazioni internazionali e regionali, gruppi di lavoro formati da delegazioni di governo e dagli engagement groups, cioè i think thank dei vari Paesi, precedono l’incontro conclusivo dei grandi della terra. Venti economie più sviluppate che insieme rappresentano più del 80% del PIL globale, il 75% del commercio mondiale e il 60% della popolazione del pianeta.

Mai come quest’anno le questioni poste in essere rispecchiano gli scenari di un mondo in rapida mutazione che risente dell’emergenza sanitaria in parte ancora determinante, i cambiamenti climatici e i suoi assetti sul sistema economico e produttivo internazionali, oltre che i fenomeni migratori, la politica estera e la crescita della parte del mondo in ritardo di sviluppo. 

Perchè Persone, Pianeta e Prosperità sono interconnesse tra loro, non vi può essere infatti crescita e sviluppo senza porre al centro la dimensione della salute da salvaguardare, della distribuzione equa dei servizi essenziali, della sostenibilità indispensabile nella lotta al contrasto dei cambiamenti climatici, del ripensamento dei sistemi di consumo, tutto ciò che per l’economista e Premio Nobel Amartya Sen rientra nel concetto di “well being and well doing”. La salute è stata di sicuro il tema chiave di molti panel, polarizzando il dibattito sugli interventi sanitari di diagnosi, terapia e prevenzione da attuare, sulle risorse economiche da impiegare per una riforma dell’OMS che passi per la regolamentazione dei brevetti sanitari, il potenziamento delle vaccinazioni e la distribuzione capillare dei vaccini. 

Tutto questo corre di pari passo all’emergenza climatica cifra emblematica dei disastri ambientali degli ultimi anni che si ripercuote sulla qualità e sulla salute della collettività a causa dell’innalzamento delle temperature, della disponibilità limitata di risorse idriche e alimentari, del lento processo di decarbonizzazione responsabile di inquinamento e spreco energetico. Un fallimento sostanziale degli accordi di Parigi sul clima del 2015, che l’attivista Greta Tumberg durante il Youth4Climate di Milano appena concluso, ha rafforzato sul palco con l’espressione “Bla Bla Bla”,  ad opera di una classe politica inconcludente che alle azioni ha anteposto solo proclami. 

Ora che la transizione ecologica impone scelte serie ed immediate, questo G20 a guida italiana rappresenta l’occasione per ribadire la priorità che le politiche “verdi” hanno assunto in ambito di UE attraverso i fondi del Next Generation EU per i Piani nazionali di ripresa e resilienza, e saranno il punto di partenza per la prossima conferenza ONU sul clima di novembre a Glasgow la COP26, che il nostro Paese guiderà assieme al Regno Unito. 

C’è poi il terzo pilastro quello della Prosperità nell’agenda del G20 a sottolineare la strada ancora da compiere nell’ affrontare l’indebitamento dei Paesi più poveri bisognosi di investimenti infrastrutturali, misure condivise di cooperazione internazionale e una riforma della governance in ambito di WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio che superi protezionismi, squilibri e dumping.

L’Italia dal canto suo sta mostrando impegno e volontà condivisa nella gestione delle attività in programma, ma il suo ruolo sarà determinante anche nel 2022, quando andrà a costituire insieme all’Indonesia che ospiterà il prossimo G20, e all’India che lo presiederà nel 2023, la cosiddetta Troika.

Eppure secondo l’Istituto Affari Internazionali che ha condotto un’indagine di opinione degli italiani in fatto di politica estera, sulla presidenza del G20 e sul ruolo della cooperazione internazionale, solo poco più di un terzo (36%) degli intervistati è a conoscenza dell’ attuale ruolo dell’Italia. Mentre circa due terzi del campione (67%) crede nell’utilità del summit, secondo un ordine di priorità le due questioni essenziali da trattare sarebbero i cambiamenti climatici (per il 36%) e il controllo dei flussi migratori (per il 21%). Opinioni discordanti vi sono anche sul ruolo del nostro Paese in ambito europeo e più in generale in quello internazionale, nel contesto di una globalizzazione che spaventa e che pone diversi quesiti sulla protezione dei confini, sugli interessi contrastanti degli attori in campo e sulla libera circolazione di persone e merci. 

Ciò che può contribuire a creare interesse intorno al G20 e agli scenari globali , è una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e dei mass media, così che possano intensificare il dibattito politico spesso monopolizzato dalle vicende interne e dalle contrapposizioni partitiche. 

Marita Langella

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