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Il giardino pensile di Palazzo Venezia

 

L’ex ambasciata della Serenissima

Per rintracciare i principali caratteri della botanica napoletana ci si deve dirigere nel cuore del centro storico, alla scoperta del giardino pensile di palazzo Venezia. Questa “isola felice” conserva un accentuato andamento in pendìo sul massiccio banco di tufo percorso da cavità artificiali che mettono in comunicazione il cortile, l’appartamento e il giardino stesso. La ridotta dimensione è conseguenza della progressiva espansione del vicino palazzo Filomarino, dal quale, al tempo, si affacciava il filosofo Benedetto Croce. Nel secondo decennio dell’Ottocento il proprietario del palazzo, Gaspare Capone, lo acquistó dal governo austriaco e avvió una profonda ristrutturazione dell’edificio. La costruzione di una casina in stile pompeiano, oggi di proprietà privata, ne ha accresciuto ulteriormente la bellezza, enfatizzandone l’isolamento e la deliziosa intimità. Al di sotto della casina vi sono inoltre tre cavità ipogee, non ancora visitabili, e anche una piccola cappella. Il palazzo di Venezia, detto anche Palazzo della Residenza, è stato per circa quattrocento anni sede dell’ambasciata veneta nel Regno di Napoli. Fu ampiamente rimaneggiato tra il 1616 e il 1688, e nel 1818. Ora ospita mostre di presepi, pitture, porcellane.

Gli antichi rapporti diplomatici sull’asse nord-sud

Costruito nel 1412, il palazzo fu donato alla Repubblica veneziana dal Re Ladislao d’Angiò Durazzo dopo averlo confiscato ai Sanseverino di Matera. Divenne così una stabile sede diplomatica e la residenza del suo rappresentante.
I motivi che invece indussero la Repubblica Veneta, intorno al 1565, a riaprire una sua rappresentanza diplomatica a Napoli, dopo l’interruzione seguita alla caduta della dinastia locale nel 1501, furono essenzialmente politici. Il Regno di Napoli, infatti, controllava la sponda cristiana all’uscita dall’Adriatico e costituiva un valido baluardo contro i turchi, da sempre pericolosi rivali dei veneziani. Inoltre la Repubblica si trovò a condividere con Napoli lo spinoso problema della pirateria barbaresca. Palazzo Venezia rappresenta dunque, a tutt’oggi, una testimonianza privilegiata ed esclusiva dei passati rapporti intercorsi tra le due potenze in periodo rinascimentale.

 

Elena Regina Brandstetter

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