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Due “chicche” poco note dell’Archivio di Stato di Napoli

La sala Tasso

A pochi metri dal chiostro di marmo s’incontra un elegante ambiente nel quale soggiornò il poeta Torquato Tasso, ospite dei benedettini dal 2 giugno alla fine di ottobre del 1594.
E’ qui esposto il prezioso Codice di Santa Marta, una raccolta composta di 72 fogli miniati su cui sono riprodotti stemmi di re, regine e nobili iscritti, tra il 1400 e il 1600, alla prestigiosa confraternita omonima.
Straordinaria anche la Carta lapidaria, una sottile lastra di marmo incisa da ambo i lati risalente al VIII secolo: contiene una testimonianza scritta relativa alla compravendita di un immobile sito nel territorio di Cuma.

Il mistero del platano di San Benedetto

Al centro dello chiostro principale svetta un meraviglioso platano di specie orientale piantato al posto dell’esemplare precedente, molto più vecchio, abbattuto nel 1959 perchè attaccato dalle termiti. Secondo la leggenda il platano capostipite sarebbe stato piantato personalmente da San Benedetto che, però, non risulterebbe mai essere stato a Napoli. Più probabile che qui sorgesse una piccola foresta di platani.
Lungo tutti i lati del grande chiostro si sviluppa un maestoso ciclo di affreschi che racconta la storia della vita di San Benedetto, opera di Antonio Solario detto lo Zingaro, datato dagli esperti agli inizi del 1500. Si tratta di una rara testimonianza di arte rinascimentale a Napoli.

 

Elena Regina Brandstetter

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