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I depositi segreti “Sing Sing”

Come alcuni altri grandi musei, anche l’Archeologico di Napoli possiede un prezioso tesoro “segreto” custodito nei suoi depositi, dove i reperti, classificati e inventariati, oggetto di studio da parte degli specialisti, sono conservati secondo un ordine preciso, in attesa di divenire parte di nuove esposizioni.
I depositi del Museo sono dislocati in punti diversi dell’edificio, e riuniscono una mole impressionante di reperti: in sostanza, un altro, eccezionale museo.
Essi si trovano principalmente nei sotterranei – in grandi ambienti ricavati dall’estrazione del tufo utilizzato per la costruzione dell’antico palazzo, le cosiddette cavaiole – e nei sottotetti.
Questi ultimi, realizzati sul finire degli anni ’70, sono noti come “Sing Sing”, dal nome del carcere di massima sicurezza dello Stato di New York. Lungo i corridoi si affiancano stanze chiuse da cancelli che custodiscono reperti raggruppati principalmente per classi di materiali. Diversi locali sono dedicati ai materiali in bronzo: vasellame, candelabri, lucerne, apparecchi di riscaldamento, serrature, statuette di divinità e molti altri oggetti di uso quotidiano che Pompei ed Ercolano hanno abbondantemente restituito.
Tra i vetri si scorgono vasetti, coppe, bottiglie di varie forme e balsamari. Forse meno attraente, ma non certo di minor importanza, il vasellame di uso comune in terracotta.
Di grande suggestione è invece la raccolta vascolare, una delle più importanti al mondo, dove la ceramica greca dipinta è riccamente rappresentata nelle forme, nei soggetti iconografici e negli stili pittorici oltre che nella varietà delle provenienze (prevalenti i siti della Magna Grecia).
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli vanta uno straordinario patrimonio di opere d’arte e manufatti antichi, databili dall’età preistorica alla tarda antichità. I materiali esposti, più di 8.000 oggetti, molti dei quali di straordinario valore, provengono dagli scavi di Pompei ed Ercolano, da importanti raccolte, tra le quali spicca la collezione Farnese, e da rinvenimenti vari nell’Italia Meridionale. Con i suoi oltre 18.000 m2 di superficie complessiva costituisce un imprescindibile strumento di conoscenza della storia e dell’arte dell’antichità.

 

Elena Regina Brandstetter

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