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Cecco di Sangro, un curioso antenato del Principe

 

Nella Cappella Sansevero le statue collocate nelle cappelle laterali rappresentano allegorie, mentre le altre più all’interno membri della famiglia di Sangro. Quella al di sopra dell’entrata fa però eccezione. La scultura che ritrae Cecco di Sangro, armato, mentre esce di soppiatto da un sarcofago, ricorda infatti un preciso episodio storico. Questo condottiero, durante una campagna nelle Fiandre in atto all’inizio del 1600, s’inventò uno stratagemma durante l’assedio di Amiens. Fingendosi morto, si fece rinchiudere in una cassa che, apparentemente innocua, fu introdotta in città. Nottetempo, uscì dalla cassa e andò ad aprire le porte ai suoi compagni che, pur in numero esiguo, riuscirono finalmente ad impadronirsi della città. Altre interpretazioni ritengono che questo guerriero armato rappresenti il Guardiano del tempio massonico. Spesso, infatti, all’ingresso di questi edifici veniva collocato il Fratello Guardiano, con il compito di incutere timore a chi osasse mettere in atto propositi bellicosi.

Gli altri misteri della Cappella Sansevero: i medaglioni senza volto

Alcune statue della Cappella sono arricchite da medaglioni scolpiti nel marmo con il ritratto dei personaggi a cui l’allegoria è dedicata. In uno di questi, però, il volto è solo abbozzato, e in un altro c’è solo la pietra liscia, senz’alcuna incisione. Quello appena abbozzato è dedicato alla nuora del principe di Sansevero, l’altro alla moglie del Principe, Carlotta Gaetani. Che, all’epoca, erano ancora in vita. Era infatti considerato scaramantico, quando le persone erano ancora vive, definirne il ritratto in marmo.

 

Elena Regina Brandstetter

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