sabato, Marzo 2, 2024
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Neuroscienze, l’ascolto come palestra per cervello ed emozioni

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Ricerca commissionata da Audible: benefici per il cervello

Milano, 6 feb. (askanews) – Cosa succede al nostro cervello quando ci mettiamo in ascolto? Quali aree si attivano e quali abilità cognitive siamo in grado di sviluppare o migliorare grazie all’ascolto? Per rispondere a questi e ad altri interrogativi sull’impatto che le storie e le voci hanno su uno degli organi più complessi e affascinanti del corpo umano, Audible – società Amazon tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità (audiolibri, podcast e serie audio) – si è avvalso della collaborazione della professoressa Gabriella Bottini, Neurologa dell’Università di Pavia, e responsabile del Centro di Neuropsicologia Cognitiva del Dipartimento di Neuroscienze all’Ospedale Niguarda di Milano.

Quando ascoltiamo, la corteccia uditiva, che si trova nella parte superiore del lobo temporale, viene attivata nell’elaborazione dei suoni. L’attività dell’ascolto non si limita però a coinvolgere solo questa regione del cervello. Le aree situate nei lobi adiacenti, in entrambi gli emisferi cerebrali, infatti, contribuiscono alla produzione e comprensione del linguaggio durante l’ascolto. L’ascolto, quindi, mette in moto una vera e propria rete integrata di attività e di regioni cerebrali che stimolano la memoria e le emozioni.

Esiste dunque un intreccio invisibile che unisce le storie ascoltate e il cervello umano. Questo filo immaginario coinvolge diverse abilità cerebrali e permette alle persone di potenziare l’immaginazione, arricchire il linguaggio, non solo nei suoi aspetti squisitamente verbali, ma anche in quelli socio-emotivi e rafforzare la capacità di concentrazione anche quando si eseguono diverse attività contemporaneamente.

“Siamo immersi in una realtà complessa e multiforme che fornisce al cervello milioni di stimoli nello stesso momento. Per fortuna il cervello è un organo straordinario in grado di sistematizzare tutti gli input grazie a ciò che la neurofisiologia definisce “integrazione multisensoriale”. Spiega la Prof.ssa Gabriella Bottini. “L’ascolto non solo completa, ma arricchisce la nostra percezione del mondo. Ascoltare è un modo ulteriore di ricevere e organizzare la realtà. Le aree cerebrali dedicate all’udito svolgono un ruolo fondamentale per la costruzione di molteplici competenze che vanno ben oltre la semplice percezione uditiva come le competenze linguistiche, le capacità di multitasking e l’immaginazione”.

Lasciarsi catturare dagli audiolibri e mettersi dunque all’ascolto delle centinaia di storie disponibili in Audible in giovane età non ha lo stesso impatto sul nostro cervello di quello che avrebbe se lo facessimo da bambini, da giovani adulti o in età avanzata. Ogni fase della vita trae dunque diversi stimoli e benefici dalle storie che si ascoltano a seconda del diverso grado di sviluppo e di cambiamento del cervello umano. A prescindere poi da qualunque età si decida di premere play e prestare orecchio a un audiolibro, gli studi dimostrano che l’ascolto in generale aumenta la concentrazione, allena l’attenzione e contribuisce ad arricchire il proprio vocabolario.

Gli studi neuroscientifici dimostrano che per i bambini da 0 a 6 anni ascoltare una favola raccontata dai genitori o un audiolibro letto da una voce familiare consolida lo stato affettivo positivo e stimola la curiosità verso altre attività. L’ascolto di voci amiche, cruciale sin dai primi mesi di vita, contribuisce sia allo sviluppo del linguaggio (migliorando anche la pronuncia) sia della comunicazione socio-emotiva. Grazie all’ascolto infatti, i bambini sviluppano le capacità di focalizzare l’attenzione su stimoli acustici emozionali. Il timbro della voce e il modo in cui vengono pronunciate le parole, sono alla base della comunicazione emozionale e consolidano le abilità di interazione sociale ed empatia in chi ascolta.

A prescindere dall’età, in alcuni studi è dimostrato che le parole veicolate con un timbro “emozionale” provocano un incremento di attivazione del 50% delle aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del linguaggio.

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