venerdì, Maggio 24, 2024
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Nel Pd si litiga su tutto e non si fa niente, dai comunisti austriaci una ricetta

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ROMA – C’è Beppe Sala, sindaco di Milano, che già si mette in lista per continuare a far politica, magari da leader del Pd, alla fine del suo mandato. Intanto chiede ai suoi di mettere da parte il ‘campo largo’, che ormai porta pure sfiga, e di mettersi alla ricerca di quel ‘Centro’ politico senza il quale non si vince e non si conquista il Governo. E tra i Dem c’è Gianni Cuperlo che ogni volta, quando decide di intervenire, è per lanciare l’allarme sulla fine imminente che incombe sul Pd: “Sedi svuotate e partito in mano agli eletti. Ricostruiamo per salvarlo” il suo appello accorato di queste ore. Sotto traccia è lotta continua per conquistare un posto (sicuro) in lista per le prossime elezioni europee. Ancora non si sa quando la segretaria Elly Schlein convocherà la direzione per il via libera definitivo e per annunciare agli aspiranti in quale circoscrizione si candiderà. Schlein teme colpi di mano dei capicorrente che l’aspettano al varco per far saltare il banco e grazie al caos piazzare i propri. Ecco perché Schlein aspetterà fino all’ultimo minuto utile, quando una volta presentate le liste con i candidati da lei scelti questi dovranno essere ‘ingoiati’ a forza. Ce la farà? Chissà. Tra poco più di 5 giorni, domenica prossima, si vota in Basilicata per eleggere il nuovo Presidente della Regione. Brucia ancora la disfatta del Centrosinistra, con i suoi mille candidati e le diecimila liti, che alla fine hanno portato al gran risultato di andare divisi. Anzi, qualche maligno ci scherza pure su: anche Pd e M5S hanno deciso di convergere su Bardi, il presidente uscente e rientrante del Centrodestra.

A livello nazionale poi è scoppiata un’altra furiosa lite addirittura sulla nuova tessera del Pd con stampato lo sguardo di Enrico Berlinguer, l’ultimo vero segretario del Partito Comunista Italiano, colpito da ictus, e poi morto, durante un comizio per le elezioni europee del 1984. Quelle elezioni, da ricordare, forse proprio sull’onda emotiva di quella morte, furono vinte proprio dai comunisti italiani che per la prima volta in assoluto in una elezione nazionale presero più voti e seggi della Dc. Oggi invece l’area cattolica Dem, quella che proprio dalla storia Dc viene, protesta a gran voce e chiede che sulla prossima tessera Dem ci sia il volto di uno di loro, magari Aldo Moro. Per dire come si sta dentro e uniti nel Pd dopo 17 anni dalla nascita. Il problema, vero e drammatico, è che ancora nessuno è riuscito a capire a che cosa serve un partito come il Pd. Per conquistare il Governo? In queste condizioni la vedo difficile. E pure una volta al Governo, per fare cosa? A favore di chi? Boh, il problema al momento non interessa.

Chissà che una soluzione non possa arrivare dall’Austria. La notizia, guarda te, l’ha resa nota e pubblicata Il Mulino, storica associazione (e casa editrice) non proprio di sinistra. Cosa hanno scoperto quelli del Mulino? Che in Austria i comunisti stanno prendendo un sacco di voti e vincono le elezioni. A Salisburgo, ad esempio, alle comunali del 2019 la lista comunista aveva preso solo il 3,8%, a quelle del 2024 il candidato comunista si è piazzato al 23,1%, solo a due punti e mezzo meno dal candidato vincente del partito socialdemocratico. Ed oggi lì il vicesindaco è comunista. Fenomeno curioso, un partito comunista forte a livello comunale e debolissimo a livello nazionale. Gli studiosi hanno trovato la spiegazione, la ricetta politica è semplice: a livello comunale i comunisti austriaci sono una specie di Caritas politica, aiutano concretamente i cittadini nei loro problemi quotidiani. Sì, anche nel compilare le domande per ottenere l’alloggio pubblico o altri servizi. Stanno lì, prendono sul serio le preoccupazioni degli altri e portano a termine gli impegni presi. Ed è proprio questo impegno sociale che viene apprezzato da molti elettori che altrimenti non avrebbero nulla in comune con i comunisti. Una ricetta semplice, troppo per i Dem.

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