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“Modello Riace”, Lucano reinveste personalmente le risorse per i migranti: i motivi della condanna

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Domenico Lucano ha realizzato il cosiddetto “Modello Riace”, un progetto globale per i migranti che merita un plauso, quando si è reso conto che la somma di denaro concessa dallo Stato era più che sufficiente e, piuttosto che restituire la somma concessa, ha pensato di reinvestire privatamente gran parte delle risorse finanziarie, progetto di rivalutazione del territorio.

Questa è stata una parte della motivazione del Tribunale di Locri in merito alla condanna a 13 anni e due mesi di carcere nei confronti dell’ex sindaco di Riace (Reggio Calabria), Domenico Lucano.

Il processo è scaturito dall’operazione Xenia condotta dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Locri nei confronti di Domenico Lucano e di altre 27 persone che avevano legami con lui nella gestione di progetti di immigrazione. La durata è stata di poco più di due anni e ha coperto il periodo dal 2014 al settembre 2017, quando a Riace erano attivi tre progetti di accoglienza (Sprar, Cas e Msna). Solo per il progetto Splar, al Comune di Riace sono stati affidati circa 831.000 euro.

Secondo il Tribunale, Domenico Lucano “in quanto figura dominante dell’associazione, utilizzava il sistema di accoglienza per la propria immagine politica”. Attraverso un sofisticato meccanismo, collaudato da anni e attuato da ciascuno fornendo il proprio sostegno elettorale, Lucano si assicurava che i partecipanti selezionati venissero inseriti in una cerchia di protezione dell’associazione per realizzare i suoi interessi illeciti”.

Lucio Giacomardo

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