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Italiani spingono sulle lingue straniere per la crescita professionale

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Ricerche Babbel, padroneggiare una o più lingue aumenta possibilità

Roma, 6 feb. (askanews) – Se gennaio è il mese per eccellenza del “back to work” e dell’individuazione dei propri buoni propositi, spesso legati alla sfera professionale, è solo con l’arrivo del mese di febbraio che si riesce a valutare quali obiettivi siano stati effettivamente mantenuti e quali meno. Tra questi spesso rientra il desiderio di voler essere più sicuri di sé e il voler aumentare il proprio senso di autoefficacia sul lavoro.

Secondo il primo Super Learner Report di Babbel, informa una nota, gli italiani si rivelano particolarmente bravi a perseguire i propri buoni propositi: si posizionano, infatti, al primo posto come gli studenti più dediti all’apprendimento e l’opportunità di carriera è il loro principale fattore motivante.

Un’altra ricerca condotta da Babbel e commissionata a YouGov sottolinea in più che padroneggiare al meglio almeno una lingua straniera è un fattore essenziale per muoversi nel mondo del lavoro con maggiore fiducia, soprattutto quando si interagisce con persone con background linguistici differenti.

Di fronte alla combinazione lavoro e lingue straniere potrebbero infatti sorgere momenti di difficoltà o imbarazzo, specialmente quando la conoscenza della lingua straniera non è particolarmente approfondita, come evidenziato dalla ricerca di Babbel con YouGov.

Per quanto riguarda le difficoltà riscontrate dai professionisti italiani, sul podio si posizionano quella relativa alla comprensione delle persone madrelingua con un forte accento (49%), le telefonate o videochiamate in lingua (37%) e la comprensione di persone non madrelingua (32%). Una padronanza limitata della lingua può dare anche adito a momenti di imbarazzo: tra chi ha una scarsa conoscenza dell’inglese, ben 8 persone su 10 ammettono di provare disagio nell’utilizzo della lingua, rapporto che scende a 4 su 10 tra chi possiede un livello di conoscenza alto.

“Potersi confrontare sul luogo di lavoro in una seconda lingua avendone padronanza risulta essere ogni giorno più necessario per “proteggere” la propria self-confidence in un contesto sempre più internazionale e interconnesso. Resta, tuttavia, importante riflettere anche su quali possono essere le difficoltà incontrate, che variano significativamente a seconda del livello di competenza” commenta Roberta Riva, Senior Manager per Babbel for Business.

Chi conosce meno l’inglese ha infatti più paura di fare errori (27% dei rispondenti) e di non trovare le parole giuste da usare (25%), mentre per i più esperti è il confronto con i colleghi italiani con un livello di lingua ancora più elevato a divenire la principale fonte di disagio (14%), complice forse il timore di non sentirsi abbastanza.

“Almeno la metà delle persone con cui lavoro racconta di vivere difficoltà nel contesto professionale, in particolare a livello relazionale; queste difficoltà possono solo che peggiorare se la lingua di comunicazione non è quella madre. Agire direttamente sul miglioramento delle competenze soft richiede tempo e impegno economico da parte delle aziende. Migliorare o rafforzare le competenze linguistiche è sicuramente un traino fondamentale per portare buoni risultati anche a livello comportamentale ed emotivo, producendo rinforzi anche in termini di autorevolezza e leadership” spiega Ilaria Merici, Psicologa Psicoterapeuta a Milano.

Alla luce del fatto che è proprio il posto di lavoro il luogo in cui il senso di inadeguatezza derivante dalla scarsa conoscenza delle lingue straniere emerge in modo più impattante, esso può diventare la sede ideale per migliorarsi e superare le proprie insicurezze. Nonostante il 68% dei professionisti ritenga essenziale che i propri dipendenti sappiano l’inglese meno di un’azienda su due (44%) in Italia incoraggia attivamente l’apprendimento attraverso corsi di lingua (30%) o incentivando la mobilità internazionale (18%) e, proprio per questo, il 38% dei manager apprezzerebbe un maggiore incoraggiamento ad investire sulle proprie abilità linguistiche da parte del proprio datore di lavoro.

A contribuire ad aumentare ulteriormente l’autostima potrebbe essere anche la rivelazione emersa dal Super Learner Report di Babbel secondo cui gli italiani si posizionano al primo posto tra i “super learner”, ovvero gli utenti che si dedicano con più regolarità allo studio delle lingue.

Secondo i linguisti di Babbel il metodo ideale per creare un’abitudine di apprendimento e raggiungere gli obiettivi linguistici è bilanciare le lezioni dedicate a nuovi argomenti con quelle di ripasso ed è proprio in questo che eccellono i super learner italiani, i quali svolgono anche un maggior numero di attività di apprendimento al giorno (arrivando fino a 7), sono i più impegnati (sono infatti i più costanti nella prima settimana di apprendimento fino al 20esimo giorno di studio) e sono i più grandi ascoltatori (utilizzando più degli altri Paesi le risorse della piattaforma come audio e podcast).

La motivazione principale per gli utenti italiani nell’apprendere una nuova lingua, inoltre, è la carriera lavorativa (41%), seguita poi dal viaggio (28%) e dal proprio interesse personale (17%).

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