ROMA – Pieno sostegno al piano di occupazione di Gaza City del premier Netanyahu dal Gabinetto di sicurezza di Israele, nonostante gli avvertimenti e i dubbi espressi dai vertici militari. A darne notizia sono gli stessi media nazionali ebraici che riportano come fonte l’ufficio del Premier.
IL PIANO “RIDIMENSIONATO”: NEL MIRINO NON TUTTA LA STRISCIA
L’approvazione della proposta del Primo ministro per “la conquista della densamente popolata Gaza City”- riferisce Times of Israel- è arrivata nella notte tra giovedì e venerdì, dopo una riunione fiume di 10 ore: l’ok si è avuto “contravvenendo agli avvertimenti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF)- aggiunge il quotidiano- secondo cui l’operazione metterebbe a rischio la vita degli ostaggi rimasti, oltre a innescare potenzialmente un disastro umanitario”. Secondo Times of Israel inoltre la proposta adottata sarebbe più limitata dell’intenzione dichiarata pubblicamente dal Primo Ministro di conquistare l’intera Striscia, riguardando quindi solo Gaza City, ma un funzionario indica che le milizie dell’Idf si sposteranno successivamente “in altre aree non ancora conquistate”.
“AIUTI UMANITARI GARANTITI ALLA POPOLAZIONE FUORI DALLE ZONE DI SCONTRO”
La dichiarazione dell’ufficio di Netanyahu ha specificato che Israele fornirà aiuti umanitari alla popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento. Ciò andrebbe in linea con quanto anticipato mercoledì scorso dall’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, secondo il quale la Fondazione umanitaria per Gaza, sostenuta da Stati Uniti e Israele che ha bypassato tutte le organizzazioni umanitarie da tempo impegnate sul territorio, amplierà le sue operazioni dai 3 attuali siti di distribuzione a 16 siti, operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, apparentemente per far fronte alla nuova evacuazione.
I 5 PUNTI INELUDIBILI DEL GOVERNO ISRAELIANO PER LO STOP ALLA GUERRA
Secondo quanto riportato dai media nazionali, la maggioranza dei membri del governo ha inoltre sostenuto un elenco di cinque punti che Israele impone per accettare la fine alla guerra con Hamas: in primo il disarmo del gruppo terroristico; poi il ritorno di tutti i 50 ostaggi rimasti, 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi; quindi la smilitarizzazione della Striscia di Gaza; il controllo di sicurezza israeliano sulla Striscia di Gaza; e infin l’esistenza di “un governo civile alternativo” che non sia Hamas o l’Autorità Nazionale Palestinese. Lo stesso Times of Israele rileva però che togliere un ruolo all’Autorità Nazionale Palestinese rappresenti di fatto il superamento di una “linea rossa” che rischia di lasciare Israele da solo a governare Gaza dopo la guerra. Infatti “tutti i paesi arabi hanno espresso la volontà di contribuire alla ricostruzione- spiega- a condizione che sia coinvolta la controparte palestinese”.
NON “OCCUPAZIONE” MA “CONTROLLO”
La decisione presa dal gabinetto di sicurezza non ricorre apertamente al termine “occupazione”, usa piuttosto la locuzione “prendere il controllo”: secondo il sito di notizie Ynet questa scelta è dovuta “a ragioni legali relative alla responsabilità di Israele per le questioni civili a Gaza”. L’agenzia ha tuttavia aggiunto, citando un alto funzionario israeliano anonimo, che questa distinzione è formale e che la decisione in realtà si riferisce a un regime militare completo. L’ufficio di Netanyahu ha descritto in particolare la proposta adottata come finalizzata a “sconfiggere Hamas”, il che significa che potrebbero esserci operazioni successive oltre a quella per Gaza City, approvate e non annunciate.
GLI OSTAGGI E LA MINACCIA DI HAMAS
Secondo quanto riportano i media di Tel Aviv, Israele sostiene di controllare attualmente il 75% della Striscia. Le forze militari dell’Idf hanno evitato infatti di entrare nel restante 25% – che comprende principalmente Gaza City e i campi profughi nella Striscia centrale – perché ritengono che la maggior parte degli ostaggi sia nascosta lì. Inoltre quasi tutti i 2 milioni di cittadini di Gaza si trovano attualmente nella parte della Striscia non controllata dalle forze israeliane. Su tutto poi pesa la minaccia di Hamas di giustiziare gli ostaggi, se i suoi uomini dovessero rilevare l’avvicinamento delle truppe israeliane. Minaccia messa in atto lo scorso agosto, quando i rapitori hanno ucciso sei ostaggi israeliani a Rafah, nel sud di Gaza, non appena le truppe dell’Idf si sono inavvertitamente avvicinate al tunnel in cui erano trattenuti.
IL PIANO: 800 MILA PALESTINESI FUORI GAZA CITY ENTRO IL 7 OTTOBRE
Circa 800.000 palestinesi – molti dei quali sono già stati sfollati più volte durante i 22 mesi di guerra – risiedono attualmente a Gaza City, nel nord di Gaza. Un alto funzionario israeliano ha dichiarato al Times of Israel che il piano approvato dal governo prevede l’evacuazione di quei civili verso sud. La decisione del governo stabilisce che i palestinesi avranno tempo fino al 7 ottobre 2025 per evacuare Gaza City, una finestra temporale di due mesi che coincide anche con il secondo anniversario dell’attacco di Hamas a Israele, ha affermato il funzionario israeliano.L’IDF lancerà quindi la sua offensiva terrestre su Gaza City, ponendo un assedio all’area per uccidere eventuali agenti di Hamas rimasti. Una volta completata la presa del potere, il funzionario ha indicato che l’IDF procederà verso le restanti aree di Gaza non conquistate. La presenza militare israeliana nella Striscia prevista è di 5 anni, il tempo di preparare un governo alternativo ad Hamas. Per questo potrebbe essere coinvolto qualche Stato arabo. Sul dopo tantissime incertezze legate all’effettiva volontà dello Stato ebraico di andarsene.
IL MINISTRO ESTREMISTA SMOTRICH: “CANCELLEREMO LO STATO PALESTINESE”
A rafforzare questi dubbi e alimentare il fuoco sono le ultime dichiarazioni di Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano, al quotidiano Ofek del partito Sionismo Religioso, secondo il quale i piani israeliani sull’altro ‘fronte’ aperto, quello della Cisgiordania, hanno lo scopo di “cancellare lo Stato palestinese” e di impedire che in futuro si verifichi un altro attacco simile a quello del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas. Smotrich ha quindi affermato di lavorare per ristabilire gli ex insediamenti israeliani di Ganim e Kadim nel nord della Cisgiordania, entrambi evacuati e smantellati nell’ambito del disimpegno del 2005, sottolineando che spera di vedere questo piano realizzarsi “nelle prossime settimane”.
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