ROMA – Previsto in giornata un vertice di emergenza al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Iran, chiesto dagli Stati Uniti. Nel Paese persiano ancora permane il blackout di internet, mentre Iran Human Rights (Ihr), ong per i diritti umani con sede in Norvegia, ha aggiornato a 3.428 il bilancio dei morti nelle proteste scattate il 28 dicembre dopo il crollo della moneta e poi trasformatesi in marce per chiedere la caduta della Repubblica islamica e diritti.
In Medio Oriente il clima pertanto resta teso, alimentato dalle frizioni tra Iran da un lato, e Stati Uniti e Israele dall’altro. Un segnale positivo giunge dalla decisione di stamani delle autorità iraniane di riaprire il proprio spazio aereo, dopo che era stato chiuso intorno alle 22 di ieri ora italiana in seguito a indiscrezioni circa un possibile attacco militare degli Stati Uniti “entro 24 o 48 ore”.Da giorni infatti Trump accenna a un possibile intervento a favore della popolazione per fermare la dura repressione delle proteste, e prospettando anche attacchi mirati ai siti nucleari. Poi, nelle ore scorse, ai giornalisti Trump ha detto che l’intervento sarebbe rinviato, riferendo di un colloquio con fonti autorevoli di Teheran: “Ci è stato detto che le uccisioni in Iran stanno cessando, sono cessate, e non c’è alcun piano per esecuzioni, o un’esecuzione”, in riferimento a quella del 26enne Erfan Soltani, manifestante arrestato lo scorso 10 gennaio, su cui la notizia di una condanna a morte imminente ha sollevato grande clamore.Oggi, come riferisce Al Jazeera, la magistratura iraniana lo ha smentito, spiegando che sul giovane pendono accuse di “collusione contro la sicurezza interna del Paese” e “propaganda contro lo Stato”, reati che, se confermati, “non prevedono la pena capitale”.
Ad alimentare la tensione con Washington nelle ultime 24 ore anche l’accusa mossa da Teheran della presenza di agenti di intelligence israeliani “a fomentare le proteste degli ultimi giorni”. Lo ha denunciato ieri l’ambasciatore iraniano all’Onu e lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, in una intervista di stamani a Fox News: “Queste cellule terroristiche” ha detto, “sono entrate nelle proteste, usando operazioni terroristiche in stile Isis. Hanno sparato contro gli agenti di polizia, li hanno bruciati vivi, li hanno decapitati e hanno preso di mira i civili”. Secondo il ministro degli Esteri, “per tre giorni, non abbiamo combattuto contro i manifestanti. Abbiamo combattuto contro i terroristi”. La tesi di Teheran è che la presenza di presunti agenti sarebbe servita ad “aumentare il numero di morti. Perché? Perché il presidente Trump aveva già dichiarato che se ci fossero state uccisioni, sarebbe intervenuto. Il loro obiettivo era trascinare gli Stati Uniti in questo conflitto”.
Accuse a cui né Washington né Tel Aviv hanno risposto, tuttavia dopo la guerra del giugno scorso, erano emerse conferme della presenza di elementi del Mossad sul suolo iraniano. Più di recente, il 2 gennaio scorso, l’ex segretario di Stato della prima amministrazione Trump, Mike Pompeo, in un post su X scriveva: “Buon anno a tutti gli iraniani (che protestano, ndr) per le strade e anche a tutti gli agenti del Mossad che gli camminano al fianco”, mentre il 13 gennaio il ministro della Cultura israeliano, Amichai Eliyahu, in una intervista all’emittente radiofonica dell’esercito ha detto che agenti del Mossad “sono in Iran proprio adesso”. Ancora il 13 gennaio l’emittente israeliana Channel 12 ha fatto sapere di un report inviato dal Mossad a Washington, in cui si comunicava che almeno “5mila iraniani” fossero stati uccisi nelle proteste.Tornando al ministro Araghchi, a Fox News ha tuttavia assicurato che le autorità iraniane sarebbero riuscite ad avere la meglio su tali “sabotatori”, riprendendo il “pieno controllo della situazione”. “Speriamo in una de-escalation” ha concluso, per evitare epiloghi “disastrosi per tutti”. Continua però da ieri il ritiro del personale americano dalla base di Al Udeid, in Qatar. Dopo le notizie di un possibile imminente attacco, Teheran ha avvertito i Paesi vicini che colpirà a sua volta le basi statunitensi sul loro territorio se Washington o Israele aggrediranno l’Iran.
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