sabato, Luglio 20, 2024
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Illegittimo il licenziamento di un operaio trovato con hashish nella tuta da lavoro

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Un operaio veniva licenziato, a seguito di un procedimento disciplinare, perché era stato sorpreso dai Carabiniere, durante una pausa di lavoro e mentre stava rientrando in azienda, in possesso di 25 grammi di hashish al fine di spaccio custoditi nella tuta di lavoro.

L’uomo era stato tratto in arresto e la vicenda, resa pubblica a seguito della pubblicazione di un articolo su un quotidiano, aveva arrecato un danno al nome ed all’immagine della Società, indicata nello stesso articolo come datore di lavoro dell’arrestato.

Impugnato il licenziamento, dopo alterne vicende, la Corte di Cassazione (Ordinanza del 23 febbraio 2023 n. 5599) ha annullato il licenziamento condannando la Società alla reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro ed al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto.

Secondo i Giudici di legittimità, infatti, la Società non era stata in grado di fornire alcuna prova che, come contestato, la detenzione dell’hashish fosse finalizzata allo spaccio e, comunque, che vi era stato l’asserito discredito a danno della stessa Società. In conseguenza, doveva ritenersi esclusa la corrispondenza della condotta effettivamente tenuta rispetto a quella oggetto di contestazione, per il venir meno di quegli elementi obiettivamente destinati a connotare in termini di maggiore gravità il fatto contestato.

In punto di diritto, in particolare, la Cassazione ha evidenziato che in tema di licenziamento disciplinare, al fine di selezionare la tutela applicabile tra quelle previste dalle vigenti normative, il Giudice può ricondurre la condotta addebitata al lavoratore nella previsione contrattuale che, con clausola generale ed elastica, punisca l’illecito con sanzione conservativa e detta operazione di interpretazione deve considerarsi coerente con il principio di proporzionalità della sanzione, come eseguito dalle parti sociali attraverso la previsione del contratto collettivo.

Lucio Giacomardo

Immagine di Freepik

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