Il 23 novembre 1980, alle 19:34, un boato profondo squarciò il silenzio della domenica. Una scossa di magnitudo 6.9 colpì l’Irpinia e un’ampia parte della Campania, della Basilicata e della Puglia. Fu uno dei terremoti più devastanti della storia d’Italia: quasi 3.000 morti, oltre 8.000 feriti e più di 300.000 sfollati. Interi paesi furono cancellati dalla mappa, famiglie spezzate in pochi secondi, comunità costrette a ricominciare da zero.
Le zone più colpite furono Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Laviano, Balvano, Conza della Campania, ma la terra tremò ovunque, fino a Napoli e Salerno. Palazzi crollati, blackout, linee telefoniche interrotte: per ore e ore si perse la percezione di ciò che stava accadendo. Le immagini dei soccorsi arrivati in ritardo, degli elicotteri che non riuscivano ad alzarsi per il maltempo, del dolore dei sopravvissuti fecero il giro del mondo.
Il terremoto mise a nudo tutte le fragilità del Sud di allora: strade insufficienti, ospedali inadeguati, abitazioni costruite senza criteri antisismici. Ma mise in luce anche una forza straordinaria: quella delle persone che, tra le macerie, scavarono a mani nude per salvare vite, dei volontari arrivati da ogni parte d’Italia, della solidarietà che unì un Paese intero.
Negli anni successivi iniziò un lungo e complesso percorso di ricostruzione. Ci furono errori, ritardi e scandali, ma anche rinascite esemplari, nuove infrastrutture, nuove consapevolezze sulla sicurezza del territorio. Il sisma del 1980 cambiò per sempre il modo di costruire, di pianificare e di affrontare l’emergenza in Italia.
Oggi, a distanza di decenni, quella notte rimane una ferita ancora aperta nella memoria collettiva. Il ricordo del terremoto dell’Irpinia non è soltanto la memoria di una tragedia, ma un monito:
proteggere le nostre comunità, prevenire, vigilare, e non dimenticare mai ciò che accadde in quei terribili 90 secondi che sconvolsero il Sud.
Perché certe notti non passano mai.
Restano nel cuore di chi le ha vissute e in quello di chi non vuole dimenticare.
Gelsomina Russo
