Un quiz globale
di Annamaria Rufino
Nessuno può mettere in dubbio le potenzialità della tecnologia, che ci affianca, ormai, in ogni cosa che facciamo, anche quando non ne siamo consapevoli.
Computer, telefonini, modalità operative negli acquisti, negli spostamenti, nelle manutenzioni, chi più ne sa più ne dica! Senza dover chiamare in causa l’IA, nella sua natura inflazionistica, il nostro quotidiano dipende dalla tecnologia, che ci porta anche ad una rinuncia inconsapevole, proprio nel gestirla.
Pensiamo a quando si rompe o non funziona uno degli strumenti che usiamo ogni giorno, non ci poniamo il problema di risolvere il problema, semplicemente rinunciamo e cambiamo il marchingegno! Potremmo dire, sostanzialmente, che il problema non esiste, lo abbiamo affossato in quanto tale.
L’induzione a non capire il problema è frutto dell’azione arbitraria e vessatoria della tecnologia, lei, la macchina tecnologica, deve operare come e quando vuole, noi non dobbiamo capire.
Ma, allora, il problema dov’è? Le domande senza risposte, questo è il vero problema. Come mai improvvisamente tutti i dispositivi si automodificano e ci pongono domande pretestuose sull’adozione del cambiamento? Gli stessi dispositivi cambiano arbitrariamente, fingono di porci domande a cui non possiamo dare risposte.
Il tutto non riguarda problemi “solo” tecnici, molto attiene ai nostri desideri, ai nostri bisogni, alla nostra vita. Ma la macchina lo sa, ci guarda sott’occhio e ci induce a non capire.
Facciamo fare a lei. Ma lei chi è? Per rispondere basterebbe fare un esempio di persecuzioni che, ormai, riguardano tutti: chiedersi chi, perché e come si attivano le telefonate spazzatura? Sembra quasi che lo Spam sappia dove siamo, che facciamo, dove andiamo, cosa vogliamo.
È tutta una spazzatura, appunto. Caos, disorientamento, delegittimazione ad operare autonomamente per risolvere il problema.
Il problema del problema, dunque, non è tanto la soluzione, ma chi lo ha creato, a prescindere da noi.
