ROMA – La Russia e la Cina in agguato sono solo uno spauracchio. Il vero motivo per cui Trump “vuole conquistare” la Groenlandia è che grazie al riscaldamento globale (di cui gli Stati Uniti trumpiani sono tra gli artefici) la coltre di ghiaccio che ricopre l’isola più grande del pianeta si sta sciogliendo rapidamente, rendendo la fruizione dei ricchissimi giacimenti che ci sono sotto un affare sempre più vantaggioso. Lo spiega il New York Times. Sorpresa: sono i soldi, il vero obiettivo di Trump. I ghiacciai arretrano, avanzano interessi, strategie e appetiti delle grandi potenze.Quasi due milioni di chilometri quadrati di territorio, in gran parte coperti da una calotta che si assottiglia a ritmo costante. Negli ultimi dodici mesi la Groenlandia ha perso oltre 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Non un’eccezione, ma l’ennesima tappa di una tendenza ormai trentennale. Dal 1985 al 2022 la calotta si è ridotta di quasi 2.000 miglia quadrate. L’Artico si scalda almeno il doppio rispetto al resto del pianeta, spinto dalle emissioni legate a carbone, petrolio e gas. Il risultato è un meccanismo che accelera da solo: meno ghiaccio, meno superficie riflettente, più calore assorbito dagli oceani.Le conseguenze sono tutt’altro che locali. L’innalzamento del livello del mare – già aumentato di circa 10 centimetri dal 1993 – minaccia le coste di mezzo mondo. Aggiunge instabilità alle correnti oceaniche, con effetti potenzialmente globali sui sistemi climatici. Per gli scienziati, la traiettoria dello scioglimento groenlandese è ormai difficile da arrestare.Come detto il riscaldamento dell’Artico rende accessibili risorse finora imprigionate dal ghiaccio. La Groenlandia custodisce grafite, zinco e terre rare, materie prime strategiche per la transizione energetica europea e oggi largamente dominate dalla Cina. Estrarre quelle risorse, però, resta complesso. Il ghiaccio non è scomparso, l’ambiente è fragile e il governo groenlandese ha posto limiti severi, arrivando a vietare l’estrazione di uranio. Sul fronte petrolifero, dopo mezzo secolo di tentativi nelle acque artiche, nel 2021 Nuuk ha chiuso alle nuove licenze, citando clima, ambiente e sostenibilità economica.Il mare, intanto, si apre. Lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo praticabile una nuova rotta lungo il Mare del Nord, destinata ad accorciare i collegamenti tra Asia ed Europa. La Cina la chiama “Via della Seta Polare”. La Russia la presidia. La Nato osserva e investe, anche nella corsa ai rompighiaccio. Gli ambientalisti avvertono: più traffico significa più rischi, dal carbonio nero agli incidenti in ecosistemi delicatissimi.
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