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I vecchi mandano i giovani ad ammazzarsi in guerra, e tranquilli se la spassano alla faccia loro

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ROMA – Parafrasando il grande poeta Paul Valéry, guardando ai massacri delle guerre in corso vicino e lontano da noi, la sua frase spiega tutto: “La guerra è un posto dove i giovani che non si conoscono e non si odiano, si uccidono, in base alle decisioni prese da vecchi che si conoscono e si odiano, ma non si uccidono”. Ancora ieri la premier Giorgia Meloni, in visita ai militari italiani in missione in Libano, ha detto che: “… Voi non ci siete durante le feste con la famiglia, non ci siete per i vostri amici, i vostri fidanzati e fidanzate, mogli e mariti: rinunciate a tutto per garantire quella pace di cui tanti, soprattutto in questo momento, si riempiono la bocca seduti comodamente dal divano di casa loro. La pace non si costruisce con i buoni sentimenti e le belle parole, ma la pace è soprattutto deterrenza, impegno, sacrificio. E non può esserci pace se non c’è anche rispetto” ha detto.

Le parole di Meloni arrivano dopo che negli ultimi giorni molti leader europei avevano insistito sul rischio di guerra anche a casa nostra. Ricordiamo il presidente francese che preso dalla foga di suonarle ai russi aveva chiesto agli stati europei di mandare subito truppe Nato in Ucraina. Altri si sono aggiunti chiedendo di emettere eurobond per finanziare l’industria e l’acquisto di armamenti, oggi ci si è messo pure il premier polacco Donald Tusk: “… La guerra in Europa, per la prima volta dal 1945, è un fatto reale. So che sembra devastante soprattutto per i più giovani, ma dobbiamo abituarci mentalmente all’arrivo di una nuova era. Stiamo entrando in una fase prebellica. Non sto esagerando…” e via così, con la richiesta di aumentare di molto le spese per armarsi al meglio. Pure Romano Prodi guardando alla guerra in Ucraina, si è spinto ad affermare che “se l’Europa avesse avuto un esercito la Russia non avrebbe aggredito l’Ucraina. L’esercito europeo va fatto subito… Se rimaniamo con 27 eserciti e 27 stati maggiore dove pensiamo di andare? Soldi buttati via”. Per non parlare di Luttwak, amico e consulente di tutti i guerrafondai del mondo, che parlando dell’Italia è arrivato a dire che “…se la Russia dovesse vincere la sua guerra e portare le sue truppe in Europa centrale, l’Italia dovrà ricostruire le sue forze armate, a partire dal ritorno del servizio militare obbligatorio, un passo già fatto in sei paesi europei”.

Insomma, da più parti è tutto ‘armatevi… e partite’, con toni inflessibili e di forza. Parlare di pace per ‘lor signori’ è prova di debolezza e chissenefrega se il 67% dei cittadini teme la guerra mondiale. Così in questo clima va a farsi benedire anche lo spirito dell’art. 11 della nostra Costituzione, dove a chiare lettere si afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Vero che nella nostra Costituzione si parla anche del diritto all’autodifesa ma vorrei sottolineare che nella nostra Carta nata dopo la guerra a prevalere era lo spirito della trattativa, della ragione che vince sulla forza. Oggi tutto sembra giocarsi, invece, sulla logica suicida del colpire per primi. Un atteggiamento che, al contrario, rafforza proprio dittatori e autocrati che hanno assoluto bisogno di una logica di guerra per conservare il proprio dominio.

Siamo dentro a un corto circuito, in un vicolo senza uscita. Ma è proprio quando la voglia di distruggere sembra prevalere e non lasciare scampo che l’uomo è capace di grandi cose. Ho fatto un sogno: milioni e milioni di semplici cittadini, donne e uomini di tutti i paesi europei in marcia verso la Russia, che oltrepassano il confine a mani alzate, con messaggi di fratellanza per tutti gli altri popoli. Quanto durerebbe il dittatore Putin? Buona Pasqua a tutti.

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