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Hotel Locarno, charme e proposta gastronomica originale all day long

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Della cucina dello chef Domenico Smargiassi ai cocktail del bartender Nicholas Pinna

Roma, 13 feb. (askanews) – Nel cuore della città, a ridosso di Piazza del Popolo, Hotel Locarno si presenta con il suo stile unico e originale, in un contesto raffinato e al contempo caloroso e familiare. Una linea fortemente voluta e perseguita dalla proprietaria Caterina Valente, che ha declinato ogni aspetto dell’albergo secondo questa filosofia, dall’accoglienza alla ristorazione, consentendo agli ospiti di poter gustare in ogni momento della giornata le specialità firmate dallo chef Domenico Smargiassi. E nel fine settimana l’offerta è ancora più ricca e variegata, e si caratterizza per la sua doppia natura: da una parte una proposta internazionale, dall’altra i classici della tradizione italiana.

Il Bloody Brunch dell’Hotel Locarno ‘Abbiamo voluto realizzare una carta che potesse accontentare e incuriosire tutto il nostro pubblico, dal romano al turista italiano e quello straniero, presentando al contempo dei comfort food e delle ricette originali e accattivanti’. Nelle parole dello chef Domenico Smargiassi è racchiusa la sintesi del Bloody Brunch dell’Hotel Locarno, che si sviluppa in un duplice binario, per intercettare i gusti e le esigenze di tutti. La carta si divide così tra un’offerta più internazionale, con Eggs Benedict (anche in una versione Deluxe, con tartufo e salsa al parmigiano), Uova alla Fiorentina e al Tegamino, Maritozzo ripieno di Scrambled Eggs con pancetta e funghi, proseguendo poi tra Hamburger (anche vegano), Fish and Chips, Cordon Bleu (preparato seguendo la tradizione francese), e un’originale rivisitazione del Biryani, con uovo cotto a bassa temperatura, crocchette, salsa yogurt e accompagnato da riso al ragù. L’altra è una proposta che rimanda alla classica domenica italiana, con Carciofo fritto, Pappardelle al ragù ‘come una volta’ (cotto con vino e brodo, e un pezzo di parmigiano), o ancora l’Amatriciana, o l’Agnello panato, per chiudere con l’immancabile Tiramisù. Ad accompagnare questa ricca offerta, i Bloody Mary del bartender Nicholas Pinna. La sua è una selezione da assaporare senza limiti, e che comprende il classico Bloody Mary, il Red snapper (preparato con il gin), e ‘One Bloody at time’, una terza proposta che varia ogni settimana.

La proposta gastronomica dell’Hotel Locarno Una delle colonne dell’Hotel Locarno è la proposta gastronomica, che porta la firma dello chef Domenico Smargiassi. Classe 1977, una vita trascorsa in questo ambito in quanto, come racconta, ‘sin da bambino questa è stata la mia vocazione. A dieci anni ho avuto la prima friggitrice, e tutti i regali successivi sono stati sempre legati a questo mondo, dai set di coltelli ai libri di cucina: a casa ho una libreria immensa. Studio sociologia, mi laureo e poi inizio una carriera da giornalista. Ma quando un giorno un mio caro amico, con il quale condivido questa passione da sempre, mi chiese di aiutarlo in cucina perché si era infortunato, non ci ho pensato su e da lì ho deciso di intraprendere questo percorso, che oggi mi vede da tredici anni all’interno di un albergo cinque stelle’. È il classico esempio di come la passione riesca a stravolgere i piani e, nello specifico, andare a imporsi nella vita di chef Smargiassi. La sua è un’attività intensa, che dopo la ristrutturazione (avvenuta otto anni fa) decolla e guadagna il giusto spazio, elevandosi a quella che è l’attuale linea. La ristorazione diventa così un punto centrale dell’offerta dell’Hotel Locarno, in ogni momento della giornata. La sua filosofia gastronomica prende le mosse dalla tradizione e da piatti classici per innovarsi nelle tecniche di preparazione e nelle ricette, ottenendo come risultato una linea originale e contemporanea, da gustare all day long. Tra i piatti iconici della sua cucina abbiamo Club Sandwich Masterpiece, unico per la sua insalata di pollo con wasabi e zenzero, adagiata su un letto di basilico e pomodoro e guarnita con senape e tacchino, per chiudere con pancetta e zucchine croccanti; il Chicken ‘n’ Chips, con spezie, senape, barbecue e panko. E ancora negli starters si spazia dallo Yakitori di Manzo con pak choi alla griglia, alle Alici del Cantabrico con pan brioche, stracciatella e battuto di prezzemolo. Si prosegue dunque con le portate principali, dove spicca la personale ricetta dello chef di un classico della romanità, Amatriciana Grand Cru, o Arrabbiata 2.0, e poi Tataki di filetto friulano extra marezzato, Polpo rosticciato con cuore di lattuga e salsa unagi, e Anatra confit con baby verdure e frutti di bosco.

La mixology dell’Hotel Locarno Nicholas Pinna, quarant’anni, in attività da oltre venti. ‘Mio padre, ora in pensione, è stato un direttore d’albergo, e aveva un mobile bar anni ’80 a cui mi era proibito avvicinarmi, e io non aspettavo altro che loro uscissero, per fiondarmici e iniziare a giocare. Ho sempre amato l’idea di stare dietro a un bancone. L’ultimo anno di scuola, per potermi permettere di acquistare l’abbonamento per andare a vedere la Lazio, altra mia grande passione, decido l’estate di andare a lavorare in un beach bar a Bracciano. La mia prima esperienza, poi ho continuato nelle discoteche della zona, e ho capito che quella era la mia strada. Così a diciott’anni ho iniziato a viaggiare: per prima cosa sono stato due anni a Londra, dove ho appreso tutto ciò che riguarda la miscelazione intercontinentale, europea e americana, approcciando a gin, vodka, whisky; poi a Barcellona, nell’attività di due fratelli messicani, mi sono avvicinato a tequila, rum, mezcal e tutto il mondo dei distillati con il sole. Mi sono quindi spostato a Parigi, per imparare che cos’è la ristorazione francese e tutti i suoi aspetti, il suo rigore e la sua complessità. Terminato questo percorso rientro a Roma, approdo all’Hotel Locarno e mi affidano il bar, sul quale mi è stata data carta bianca, era un luogo completamente da scrivere. E in questi quattordici anni, di pagine ne ho scritte molte a questo bancone’.

Negli anni Nicholas Pinna ha edificato e modellato il bar secondo le sue esperienze e il suo estro, mantenendo sempre una linea pulita e semplice, mai banale, realizzando cocktail dai sapori netti e immediati. Passione e dedizione che si riscontra in ogni aspetto, dall’idea di mixology agli ingredienti, con spremute fresche, estratti freschi e pre-batch preparati ogni mattina, per garantire grande qualità e freschezza. La sua carta si suddivide in diverse sezioni, tra signature, drink divenuti iconici, e novità. Si va da ‘Innocenti evasioni’, la parte italiana, con tre cocktail tipicamente amaricanti per l’aperitivo, come Roma-Bracciano (a base di Campari, Vermouth Carpano antica formula e Rabarbaro Zucca), o 1925 (il drink preferito dalla signora Celli). Si prosegue con Champagne Supernova, tre cocktail a base di bollicine; Martini Remastered, tre drink caldi, buoni, dal sapore deciso; Life’s A Beach, cocktail freschi ed estivi in cui si gioca con i sapori del rum, del mezcal, del pisco, frutta e spezie. E infine Rock ‘n’ Roll Star, con gin, whiskey, vodka e cognac.

Storia e stile dell’Hotel Locarno Un libro aperto, da vivere e sfogliare, sulle diverse epoche della storia capitolina dell’ultimo secolo. Un affresco di ospitalità vivo e vibrante nel cuore di Roma. Questo è l’Hotel Locarno, albergo nato nel 1925, in occasione del Giubileo da una famiglia svizzera (da qui il nome, in ricordo della propria città natale). Il famoso poster locandina diventato logo dell’Hotel venne realizzato dal famoso illustratore del cinema muto Anselmo Ballester, ed è questo il primo elemento di connessione con il mondo dell’arte, un legame che si svilupperà nel tempo e diventerà una componente identitaria della struttura. ‘Il Locarno diventò il punto di romanticismo di Federico Fellini e Giulietta Masina, ed è solo uno dei grandi nomi che contribuirà a renderlo di ritrovo degli artisti’ racconta Caterina Valente, che eredita dalla madre, Maria Teresa Celli, la proprietà e la guida dell’albergo. È lei che, negli anni ’60 inizia quell’imponente lavoro di ricostruzione e restauro dell’Hotel Locarno, dall’acquisto di una piccola quota immobiliare, acquisendo poi la licenza, e proseguendo poi in quest’opera di recupero per riportarlo al fascino iniziale degli anni Venti, e farlo diventare un po’ casa sua; un aspetto molto amato proprio da quel mondo artistico, che ne ha frequentato (e continua a farlo) gli spazi, apprezzandone lo stile, l’unicità, e non ultimo l’assenza di vincoli orari sulla cucina (una proposta all day long ante litteram), caratteristica che andrà a costituire uno dei capisaldi dell’albergo.

Ciò che contraddistingue l’Hotel Locarno è la sua unicità, frutto del lavoro continuo e appassionato delle due donne. ‘Giravamo il mondo e tutta l’Italia, e ancora oggi lo faccio, alla ricerca di oggetti unici, mobili e altri complementi con cui abbiamo arredato l’albergo. Del resto, come dico sempre, il nostro core business è raccontare la storia, e il piacere di preservarla è ciò che anima il mio lavoro quotidiano’ spiega Caterina Valente mentre illustra con passione la linea dell’albergo, con eleganti camere e suite di gran prestigio, arredate con trame e materiali originali, mobili d’antiquariato e dettagli che rendono ogni stanza unica. ‘Ho domotizzato tutto l’albergo – continua – ma volutamente nel piano nobile ci sono le chiavi antiche, perché voglio offrire una experience: il peso della chiave riporta il cliente a venire al desk, posso salutarlo con un sorriso, preservare quel rapporto umano del servizio che altrimenti andrebbe perso’. Il suo lavoro va ben oltre l’opera di conservazione, ma è un sapiente intreccio tra la storia di questo luogo e l’impiego di moderne tecnologie, per garantire il comfort dei clienti senza snaturare l’identità del complesso.

(Foto di Adriana Forconi)

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