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Presentato il nuovo cd di Enzo Avitabile

È stato presentato questa mattina alla Feltrinelli, “Napoletana” il nuovo cd di Enzo Avitabile, dal titolo “Napoletana”. Un titolo che se lo leggi all’ombra del Vesuvio e lo coniughi con la canzone ti viene in mente la storica e definitiva antologia dei classici partenopei incisa da Roberto Murolo.

È stato presentato questa mattina alla Feltrinelli, “Napoletana” il nuovo cd di Enzo Avitabile, dal titolo “Napoletana”. Un titolo che se lo leggi all’ombra del Vesuvio e lo coniughi con la canzone ti viene in mente la storica e definitiva antologia dei classici partenopei incisa da Roberto Murolo.

Ma per Enzo Avitabile quel titolo è una sorta di sfogo/confessione: lui, che da sempre canta e suona in napoletano, che è stato tra i fondatori del neapolitan power, che ha attraversato tutte le stagioni della nuova canzone napoletana sembra dirci: questo è il mio debutto. Il debutto nel campo della canzone napoletana, forma storica e ben definita, diversa, così vicina così lontana, dalla world music partenopea frequentata negli ultimi anni, come nel soul-funky di una stagione ormai lontana. Un debutto acustico, sconvolgente, tradizionale, innovativo, coraggioso, minimalista. Pochi strumenti, compresa l’arpina inventata per l’occasione, un canto libero e religioso ma anche blasfemo, dove la religione è innanzitutto sentimento popolare più che chiesa organizzata , una preghiera laica che cerca di incontrare le persone e le emozioni perse in una risata, in una luna nuova che non è più e mai potrà esserlo quella di Di Giacomo, ma che non vuole nemmeno essere quella normalizzata e globalizzata dei reality show e della musica al silicone. “Ca nu mancasse maje ‘o sole” riparte dal canto primitivo di “Jesce sole”, arriva sino alle viscere di “Carmela”, nel buio della città “rosa, preta e stella”, ovvero bella, profumata, spinosa, dura, brillante, lontana, forse irraggiungibile.

 “Stu vico niro nun fernesce mai”, canta Enzo con le parole del poeta Salvatore Palomba per “la voce di Napoli” Sergio Bruni, e trova una nuova profondità, scoprendosi per la prima volta interprete, mettendosi al servizio di un esorcismo/canto profondo. Ha da passà ‘a nuttata, diceva Eduardo, “Amaro nunn’ess’’a essere maje”, rilancia Avitabile, usando un sassofono trasformato in strumento etnico, chiedendo alla chitarra di Umberto Leonardo arpeggi che sorreggono e contrastano l’iterativo incedere dell’arpina costruita per questo progetto in scala minore, memore del tetracordo greco, del canto dei potatori, della fatica quotidiana a Napoli, dove Enzo è nato e vissuto, senza mai abbandonarla.

Disco della maturità, disco del coraggio conquistato, ennesimo esordio dopo quello sinfonico, quello in cattedra, quello come autore di un saggio sulle tradizioni popolari e le radici nel cemento. Radici che sono nei suoni, nel richiamo a Bruni, ma anche nel “Lamento dei mendicanti” che rende omaggio al cantastorie che confessava di aver vissuto, Matteo Salvatore.

Il violoncello di Marco Pescosolido aggiunge un sapore cameristico, trova l’incontro tra la produzione d’autore, quella popolare e quella colta. Le percussioni di Carlo Avitabile hanno la leggerezza di quei jazzisti che suonano con le spazzole, ma sono soprattutto un segno d’appartenenza: le castagnette e i tamburi a cornice, entrano nelle sale da concerto con la dignità che gli aspetta.

Un’altra canzone napoletana è possibile, Enzo Avitabile, autore, cantante, compositore, sassofonista propone la sua: “Napoletana”.

 

 

Claudia Lucianelli

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