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I love my radio: regole e libero arbitrio

È proprio un’idea carina quella varata dai direttori artistici delle principali emittenti radiofoniche: votare la canzone preferita degli ultimi quarantacinque anni scegliendola da una lista di quarantacinque brani, uno per anno. La canzone che otterrà più voti entro il 31 luglio prossimo sarà proclamata la più bella dal 1975 al 2019.

Chi organizzi una gara ha tutto il diritto di stabilire le regole che preferisce e quindi questo articolo va inteso scevro di qualsivoglia vena polemica e ancorato ai soli presupposti di una serena disquisizione sull’eterno confronto tra regole e libero arbitrio che, in altri contesti, è fonte di problemi più o meno gravi.

I responsabili hanno scelto quarantacinque brani a loro insindacabile giudizio, cosa che non contravviene alcuna “legge” se non quella, non scritta, che imporrebbe di applicare un metodo che non infici la bontà del progetto che si intende sviluppare.
I brani, infatti, non si configurano come quelli classificatisi al primo posto nell’anno di riferimento, eccezion fatta per gli anni 1975 (Sabato pomeriggio – Claudio Baglioni), 1978 (Una donna per amico – Lucio battisti), 2003 (Gocce di memoria – Giorgia), 2008 (A te – Jovanotti), 2012 (La notte – Arisa), 2013 (L’essenziale – Mengoni), 2014 (Magnifico – Fedez & Michelin), 2017 (Occidentalis’s karma – Gabbani).

La scelta, pertanto, riflette esclusivamente il libero arbitrio dei proponenti in virtù di valutazioni soggettive che, in linea di principio e in assenza di elementi che possano evidenziare motivazioni di altra natura, si possono solo ancorare al loro gusto musicale. Nulla quaestio, giova ribadirlo, ma il risultato è sorprendente, almeno per chi era giovane negli anni settanta e ottanta.

  1. È pur vero che “Sabato pomeriggio” risultò il brano più venduto, ma al secondo posto si classificò “L’importante è finire” di Mina e un buon risultato ottenne anche “Tornerò”, dei Santo California. Baglioni e Mina, ovviamente, non si discutono, ma nella fattispecie ricordo bene che – come dire – la parte più “colta e raffinata” del mondo giovanile, dovendo scegliere tra i due brani avrebbe scelto quello di Mina, senza ovviamente nulla togliere alla bellezza del primo.
  2. “Margherita” di Cocciante preferito ad “Ancora tu” di Battisti, che tra l’altro risultò il brano più venduto.
  3. “Ti amo di Umberto Tozzi preferito ad “Amarsi un po’” di Battisti. Da ricordare anche “Bella da morire” degli Homo Sapiens, che musicalmente non aveva nulla da invidiare al brano scelto.
  4. Nulla da dire su “Una donna per amico” ovviamente, saldamente prima in classifica. Ma in quell’anno uscì anche “Generale” di De Gregori e qui nasce spontanea una seconda riflessione sul regolamento: visto che comunque sono state scelte delle canzoni in virtù del “libero arbitrio” forse era il caso di indicarne almeno due per ogni anno.
  5. Per quelli della mia generazione è impossibile non vedere “Gloria” tra i brani scelti e lo stesso dicasi per l’anno successivo, che ha visto “Luna” di Gianni Togni prevalere su “Una giornata uggiosa” di Battisti. Molto bella anche “Amico” di Renato Zero.
  6. Tutto bene con Battiato e il suo “Centro di gravità permanente”, ma per l’anno successivo crea sconcerto vedere “Non sono una signora” di Loredana Berté preferita ad “Avrai” di Baglioni.
  7. OK “La donna cannone” di De Gregori.
  8. Grande affetto per Venditti e la sua “Notte prima degli esami”, ma quello era l’anno de “I treni di Tozeur” di Alice e Battiato. Anche la Nannini con “Fotoromanza” fece il botto. Idem per l’anno successivo: non regge proprio il confronto tra il simpaticissimo Eros Ramazzotti, scelto con “Una storia importante”, e la divina Alice, che c’incantò con “Prospettiva Nevsky”. Facile la scelta per il 1986, invece, con il “Caruso” di Dalla, giustamente preferito a “Bello e impossibile” di Nannini, che dominò la classifica.
  9. “Senza una donna” di Zucchero preferita al più incisivo brano di Fiorella Mannoia: “Quello che le donne non dicono”.
  10. Gioco facile per Massimo Ranieri, con “Perdere l’amore”, in un anno in cui tra i brani più venduti figuravano “Andamento lento” di De Piscopo; “L’amore rubato” di Luca Barbarossa; “La vita è tutto un quiz” di Renzo Arbore.

Con la fine degli anni ottanta inizia il repentino cambiamento nel panorama musicale, non scevro di confusione e sperimentazioni che poi determinarono le successive evoluzioni-involuzioni, susseguitesi fino ai giorni nostri. Trovo superfluo e soprattutto fuori luogo, pertanto, continuare “l’analisi” fino al 2019 perché è ben evidente che, una persona nata nel 1955, educata all’ascolto degli chansonnier francesi, della musica irlandese, del Rock più raffinato e di spessore, non poteva che trovare stridente e inascoltabile la stragrande maggioranza dei brani che conquistavano il gradimento dei giovanissimi. Anche in quegli anni, per la verità, non mancarono certo le eccezioni di alto profilo, spazzate subito via, però, dal nuovo e imperioso vento dilagante, artatamente imposto a un pubblico sempre più massificato. È il caso, per esempio, di Irene Fargo, che nel 1991 e 1992 realizzò due brani stupendi: “La donna di Ibsen” e “Come una Turandot”, apprezzati da un pubblico di “nicchia”, musicalmente evoluto.

Negli anni successivi si è vorticosamente scivolati verso formule sonore che hanno determinato una rottura definitiva con il passato e portato alla ribalta anche i Disk-jockey, osannati (e retribuiti) come se fossero dei veri musiciti. Irrompe il rap, consentendo ad autentici signor nessuno di diventare qualcuno e nel 2011, solo un poco prima del grande successo di Fedez e J-Ax, è Fabri Fibra che i direttori artistici di “I love my radio” incoronano re dell’anno, con un brano che richiede una buona dose di devianza psicotica per essere gradito (Rap futuristico, A Rap futuristico, O Rap futuristico, E Ma cos’è sta paranoia Aspetta fammi fare Dai facci ballare Lo fanno tutti tranne te (cosa?) Dai Fibra caccia un po’ di Rap futuristico OK! Rap futuristico, A B Rap futuristico, Ab Ab Ab Ab Rap futuristico, Fabri Rap futuristico, Fabri Fabri Fabri Fabri Tap turubistico, B A Speperteristico, Fibra Fibra Fibra Fibra Speperefistico, C D Rap futuristico Anche se tutti ballano tranne te e il tuo drink sembra quasi un the e un motivo sotto sotto c’è, c’è, c’è Tu vuoi lei (tu vuoi lei) Sì, ma lei ha già un marito che Che ti cerca immagina il perché C’è una festa siamo in centotre Tremila e trentatre, tranne te Rap futuristico Tranne te, tra me e te, tranne  e Tranne te, tra me e te, tranne te).

Ora non ci resta che aspettare i primi di agosto e vedere il brano scelto dagli ascoltatori delle tante emittenti radiofoniche disseminate nel Paese. Se proprio devo scegliere tra quelli in lista, scelgo quello di Battiato, il che vuol dire che si classificherà all’ultimo posto.

                                                                                              Lino Lavorgna

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