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Il ritorno dei Nomadi

La vita come ‘filo rosso’, con un brano che è anche un atto di accusa a tutta la classe politica. A tre anni di distanza dall’ultimo album di inediti esce il nuovo disco dei Nomadi, gruppo storico italiano tra i più longevi, dal titolo Allo specchio. Il nuovo cd è composto da 10 canzoni tutte legate al tema della vita, in gran parte scritte dai fan, riarrangiamenti di pezzi raccolti in occasione dei concerti. Solamente tre le canzoni scritte dai Nomadi: La vita è mia, Senza nome e Il ballo della sedia. “è il nostro disco migliore degli ultimi dieci anni” ha detto oggi a Milano presentando il nuovo album Beppe Carletti, tastierista e storico fondatore della band, che ha definito la raccolta “un laboratorio artigianale”.

La vita come ‘filo rosso’, con un brano che è anche un atto di accusa a tutta la classe politica. A tre anni di distanza dall’ultimo album di inediti esce il nuovo disco dei Nomadi, gruppo storico italiano tra i più longevi, dal titolo Allo specchio. Il nuovo cd è composto da 10 canzoni tutte legate al tema della vita, in gran parte scritte dai fan, riarrangiamenti di pezzi raccolti in occasione dei concerti. Solamente tre le canzoni scritte dai Nomadi: La vita è mia, Senza nome e Il ballo della sedia. “è il nostro disco migliore degli ultimi dieci anni” ha detto oggi a Milano presentando il nuovo album Beppe Carletti, tastierista e storico fondatore della band, che ha definito la raccolta “un laboratorio artigianale”.

“Abbiamo riarrangiato testi da ragazzi non professionisti che ci hanno comunicato qualcosa. Il nostro slogan è prendere dalla gente per dare alla gente”. Il disco comprende anche un duetto latineggiante con Jarabe De Palo, Lo specchio ti riflette, con un adattamento del testo in spagnolo curato dallo stesso Jarabe, gia’ trasmesso in radio e che sara’ replicato in occasione di alcune serate: i primi appuntamenti lunedi’ prossimo a Milano allo Smeraldo e martedi’ al Tendastrisce di Roma. Il ballo della sedia, è una sorta di atto di accusa alla classe politica. “Non potevamo non affrontare l’argomento – ha spiegato Carletti -. Ogni volta che apri il giornale si leggono sempre queste cose”. Il brano, un blues con coro gospel, parla della “incoerenza di tutte le parti politiche” e del loro “attaccamento alla sedia”. Ma durante la presentazione non è mancata anche qualche frecciata al Festival di Sanremo. “è un gran baraccone – ha detto il batterista Daniele Campani -. Noi ci siamo andati ma con la nostra coerenza. Ci siamo sentiti pesci fuor d’acqua ma siamo contenti cosi’. I giovani di oggi invece pensano di più al successo e alla tv, ma cosi’ snaturano la loro identita’. Noi invece non siamo cambiati, siamo rimasti sempre coerenti”. Di emozioni del vivere parlano anche gli altri brani: dai tormenti dell’amore (Qui e Prenditi un po’ di te) alla rabbia per un amico perso in una guerra inspiegabile (Senza nome), dalla ribellione contro chi vuole impedire che tutti siano artefici del proprio destino (La vita mia) all’indifferenza verso i problemi altrui (Il nulla). più ottimistici gli ultimi brani: Non so io ma tu, In questo silenzio e soprattutto La dimensione, poetico inno alla vita. Non è mancato anche un j’accuse contro le radio. “Preferiscono trasmettere musica straniera – ha concluso Carletti -. Hanno dei preconcetti e discriminano gli italiani, soprattutto i giovani”.

Teresa Lucianelli

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