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Quando il deepfake approda nella musica

“Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno”, scriveva Albert Einstein, preconizzando la rivoluzione tecnologica. Ora che l’ingegnerizzazione della vita e l’impiego massivo del digitale ci ha consegnato un nuovo mondo, la questione è l’uso che se ne vuole fare. Perché in ogni rivoluzione ci si divide tra “apocalittici e integrati” secondo quanto affermava il sociologo americano Neil Postman, tra coloro cioè che ne colgono le potenzialità e chi ne sottolinea solo i limiti. La dicotomia tra onnipotenza e limitazione, conquista e sua negazione, opportunità di crescita e involuzione. Più Internet diventa sinonimo di “chiarezza”, più si insinua il rischio di un meccanismo non sempre chiaro.

Fake news, manipolazione e distorsione della realtà, e non ultimo il deepfake, aprono uno scenario controverso sulle piattaforme virtuali. Riportare in vita un cantante, un attore o un politico del passato è possibile oggi con l’impiego dell’intelligenza artificiale e di algoritmi sofisticati, che ne replicano la voce e le fattezze.

Un Frankenstein 2.0 in cui un software più analizzare milioni di canzoni e ore di discorsi per riprodurre fedelmente il timbro vocale, e addirittura scrivere un testo nello stile di qualunque autore. Il progetto recente si chiama JukeBox, è stato creato dalla società OpelAl di San Francisco, e dopo alcuni inediti di Ella Fitzgerald, Elvis Presley e dei Beatles, ora lancia una canzone di Frank Sinatra.

Un brano dedicato al Natale che ne riprende il carattere melodico classico e inconfondibile di “The Voice”, per un progetto che forse è solo l’inizio di un filone dalle potenzialità enormi. Il deepfake è stato già impiegato nel mondo del cinema, del porno, dell’intrattenimento e su YouTube, dove la faccia di un attore viene sovrapposta al corpo di qualcun altro: un esempio è Jim Carrey nei panni di Jack Nicholson in Shining, e Will Smith in Matrix, oppure un politico come George W.Bush che recita in DaClub di 50 Cent.

Esperimenti credibili e divertenti in molti casi, ma che inducono a riflessioni sulla democrazia in rete, la guerra del copyright che tutela l’identità e le creazioni degli artisti, e soprattutto l’utilizzo delle informazioni circolanti. Dietro lo strumento di Internet si annida il potere della manipolazione e trasformazione dei dati personali, dell’esperienza e della natura umana. È una logica che trasforma la tecnologia in azione, un meccanismo alimentato da calcoli e previsioni. Il prezzo da pagare forse per una libertà fittizia che rischia di ridurre le nostre vite a dati misurabili e quantificabili.

Marita Langella

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