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“Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa

“La felicità è fuori dalla felicità. Non c'è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto.”

“Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, è la principale opera in prosa del celebre poliedrico scrittore e poeta portoghese.
Questo libro-progetto, mai finito e mai iniziato, è la raccolta di più di un centinaio di variegate eleganti e suggestive riflessioni. Una specie di Zibaldone, un’opera “aperta” ed enigmatica scritta a tratti per quasi tutta la vita dal celebre scrittore portoghese, che sebbene avesse raccolto i suoi pensieri e le sue più infinitesimali vicende in questo enorme “diario” per anni, fatto di fogli lasciati nei cassetti, pagine stracciate ed appunti a matita, non ne riuscì mai a farne un vero e proprio libro.

“La felicità è fuori dalla felicità. Non c’è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto.”

“Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, è la principale opera in prosa del celebre poliedrico scrittore e poeta portoghese.
Questo libro-progetto, mai finito e mai iniziato, è la raccolta di più di un centinaio di variegate eleganti e suggestive riflessioni. Una specie di Zibaldone, un’opera “aperta” ed enigmatica scritta a tratti per quasi tutta la vita dal celebre scrittore portoghese, che sebbene avesse raccolto i suoi pensieri e le sue più infinitesimali vicende in questo enorme “diario” per anni, fatto di fogli lasciati nei cassetti, pagine stracciate ed appunti a matita, non ne riuscì mai a farne un vero e proprio libro.

“Il più alto fra noi è solo uno che conosce da più vicino il vuoto e lincertezza del tutto. Può essere che ci guida un’illusione; ma, certamente; non la coscienza.”

Pessoa lascia la parola in questa controversa ed intricata opera al suo semi-eteronimo Bernardo Soares, un contabile malinconico affranto dalla vita, che si diletta nella sua pacata e quieta esistenza a stracciare le pagine dei suoi fogli scrivendo un’'”Autobiografia senza fatti”nella Baixa di Lisbona.
Tragico, meschino, oscuro, romantico Soares riflette sul mondo, sulla morte, sul desiderio, sulla vita, sull’amore, sulla fragilità intera dell’esistenza umana.
 
Con dolcezza ed intimità Pessoa riesce a scuotere coscienze, comunicare emozioni, rendere il lettore partecipe del suo dolore, del dolore di ciascun altro essere al mondo.
C’è qualcosa di magico infatti nella sensazione di leggere un libro che in realtà lo scrittore non ha mai scritto, o non ha forse mai voluto pubblicare, un insieme di intimi pensieri e parole gettate su fogli dimenticati.
Un libro che i posteri ci hanno regalato scovando nel passato di questo grande scrittore, un poeta, un “fingitore”, come egli stesso si definisce, consegnandoci un gioiello di ingegno, sogno e passione.

Luisiana Levi

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